Senza Napolitano l’Italia può risorgere.

20 Nov – Tutti aspettano con ansia il risultato delle imminenti elezioni politiche e, invece, la partita vera si gioca sul Colle. Il settennato di Napolitano, grazie al cielo, sta per terminare. L’attuale presidente della Repubblica è il principale responsabile del pericoloso e rapido declino italiano. Anche se con colpevole ritardo, i cittadini sembrano finalmente avere interiorizzato una ovvietà lapalissiana (clicca per leggere): Napolitano è (stato) il peggior Presidente della Repubblica della nostra storia (al massimo divide il triste primato con Scalfaro). Non c’è aspetto decisivo della vita pubblica italiana che non risulti gravemente indebolito dalle scelte dell’attuale inquilino del Colle. La democrazia barcolla, ferita da alcuni tecnocrati al potere guidati da Mario Monti, espressione dell’ala più reazionaria e miope della massoneria; il tessuto economico è devastato da una serie di riforme dolosamente recessive e la disoccupazione ha raggiunto livelli intollerabili. Il malcontento sociale alimenta forze politiche, nella migliore delle ipotesi, immature e suggestive, pronte a trascinare il Paese all’interno di una spirale rivendicativa, violenta e irrazionale. Questi i frutti avvelenati del settennato del primo ex comunista salito al Quirinale. Lo dico con convinzione: solo il ventennio fascista ha prodotto più danni del settennato del già comunista Napolitano. Anche il concetto stesso di giustizia uguale per tutti, pilastro di civiltà, è stato ultimamente sfregiato in questi anni malsani e involuti. Il continuo interventismo di Napolitano nei confronti delle procure che hanno osato guardare nell’armadio pieno di scheletri che protegge i segreti della stagione stragista, offende la memoria di martiri come Falcone e Borsellino. Per non parlare delle tragicomiche telefonate tra l’indagato Mancino e il Quirinale, spaccato desolante e da basso impero di questa Italia pavida e ipocrita. Quello stesso Mancino, guarda caso, attenzionato fin dai tempi dell’inchiesta “Why Not” (poi depotenziata) che, spiegò Gioacchino Genchi, riguardava anche “personaggi già incontrati ai tempi delle indagini sulle stragi”. Ma perché fa così paura la verità? Perché troppi sepolcri imbiancati vedrebbero d’incanto svanire il loro finto prestigio, per essere condannati al disonore eterno per mano della Storia. L’Italia è un Paese vigliacco che riverisce i potenti e si accanisce sui morti e sui deboli. Solo oggi emerge chiaro il ruolo ambiguo dell’ex Presidente Scalfaro circa la trattativa fra lo Stato e la mafia. Per anni, nonostante gli scandali (basti pensare a quello riguardante il Sisde ben raccontato nel libro di Francesco Misiani “La Toga Rossa”), nessuno trovò il coraggio di imporre a Scalfaro il ritiro a vita privata per non compromettere il prestigio delle massime cariche dello Stato. Ora ci si accanisce con un povero morto che non può fare più danni. Possibile che Scalfaro sia peggiorato post mortem? O, più verosimilmente, tanti codardi che sapevano da tempo trovano il coraggio di parlare solo adesso? Gli equilibri di potere della morente seconda Repubblica si forgiano negli anni delle stragi. Le bombe nelle chiese romane di San Giovanni e San Giorgio del 1993 contenevano, a sentire Genchi, alcuni messaggi precisi (all’epoca i Presidenti dei due rami del Parlamento erano Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano) . Nessuno si è preso la briga di approfondire pubblicamente la denuncia dell’ex vicequestore di Palermo. Nemmeno gli eroi del Fatto Quotidiano che, dicono, non fanno sconti a nessuno. Scommettiamo che questo capitolo diventerà oggetto di pubblico dibattito solo alla scadenza del mandato di Napolitano? Per aprire una pagina veramente nuova per l’Italia è importante che sul Colle, dopo Napolitano, salga perciò un uomo lontanissimo dalle atmosfere compromissorie di quegli anni maledetti. Questa è una precondizione essenziale per giungere alla verità. Se si concretizzasse invece l’ipotesi Monti, magari grazie all’appoggio dei partiti che attualmente sorreggono il suo osceno governo, per l’Italia sarebbe la fine. Questo oggi, Grillo o non Grillo, è lo scenario più inquietante e il pericolo più grave. Un voto per il Pdl, il Pd o l’Udc significa dare forza all’ipotesi Monti al Quirinale, in perfetta continuità con le scelte di Napolitano. Il 15 maggio (ma, probabilmente, continueremo a festeggiare la liberazione il 25 di aprile) del 2013 Napolitano non sarà più Presidente della Repubblica. Una data che rappresenta uno spartiacque tra la riconquista della libertà e il definitivo abbrutimento della nostra civiltà politica, culturale ed economica. I cittadini votino, perciò, consapevoli dell’importanza storica di ogni singola scelta.

Francesco Maria Toscano



   

 

 

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