Immigrati da 17 mesi in albergo, spreco da 50 milioni di euro

NAPOLI, 16 nov – Diciassette mesi e cinquantacinque milioni dopo, il gioco dell’oca degli immigrati torna alla casella di partenza. I 2082 migranti arrivati in Campania nel maggio del 2011, all’indomani dello scoppio della guerra libica, dal 31 dicembre non saranno più «curati» dalla Protezione civile che non pagherà più le rette agli alberghi e alle strutture di accoglienza. Nella Provincia di Napoli sono arrivate 1163 persone, 728 in città. Si tratta di aspiranti allo status di rifugiati.

La loro posizione doveva essere esaminata da un’apposita commissione che ha vagliato quasi la metà delle pratiche. Nel novanta per cento dei casi ha respinto la richiesta. I migranti, assistiti dai legali dei sindacati, hanno presentato ricorso al Tar che spesso ha dato loro ragione. Intanto la stessa commissione che ha negato lo status di rifugiati ha concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari (dura un anno) o quello sussidiario (valido per tre anni). Quasi settecento stranieri sono ancora in attesa di una risposta.

Finora si sono spesi 43,50 euro al giorno per ogni immigrato, più 2 euro e 50 di «pocket money» da spendere presso negozi convenzionati. A conti fatti quasi 55 milioni di euro ai quali bisogna aggiungere i quattro euro al giorno per ogni migrante intascati dalle associazioni di volontariato incaricate di seguirli.

A Napoli tutti i 728 stranieri provenienti da molti Paesi africani, ma arrivati dalla Libia in guerra, sono stati sistemati in hotel: 33 le strutture coinvolte. Sul territorio regionale il 68 per cento è finito in albergo, il 21 per cento è stato affidato alle associazioni e alle cooperative sociali, il 9 per cento alla Caritas e il 2 per cento ad altre strutture.
In teoria tutti i nord africani avrebbero dovuto seguire corsi di italiano. Ma basta fare un giro nei dintorni della stazione, dove ci sono molti degli hotel che li ospitano, per accorgersi che quasi tutti continuano a non spiaccicare una parola nella nostra lingua.

«La legge disegna un percorso per l’integrazione che non è stato seguito – spiega Jamal Qaddorah, responsabile degli immigrati per la Cgil – gli hotel sono stati trasformati in Cara (centri accoglienza richiedenti asilo) senza averne né la struttura né il personale. Gli stranieri sono rimasti nelle camere senza niente altro da fare che dormire e guardare la tv. Un assurdo che ci porta verso una situazione sempre più difficile da risolvere».

Cosa succederà il primo gennaio? I migranti passeranno in carico alla prefettura e dovranno lasciare gli hotel. Dove andranno? Difficile immaginarlo visto che nessuno di loro ha né un lavoro né una casa. E che più della metà resta in attesa di una risposta dell’apposita commissione.

di Daniela De Crescenzo

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