Cassazione, ecco le ‘leggerezze’ che possono costare care in ufficio

3 nov – Assentarsi a lungo dal posto di lavoro per fare la ricarica telefonica può costare caro al lavoratore. Come pure le eccessive telefonate o le pause caffè fiume. La Cassazione ha stilato un vero e proprio vademecum delle ‘leggerezze’ che possono costare il posto di lavoro, o comunque pesanti censure, all’impiegato. Ovviamente dipende dall’occupazione e dagli incarichi che si ricoprono ma, in linea di massima, allontanarsi per lungo tempo per ricaricare il telefonino o avere un atteggiamento “belligerante” non giova alla salute del lavoratore. Guai in vista anche per chi non collabora ad un “clima sereno” in ufficio.

RICARICHE TELEFONICHE – Si era allontanato dal posto di lavoro sostenendo di dovere effettuare una ricarica al telefono cellulare. Il lavoratore in questione, Giuseppe M., era una guardia giurata che operava nel salernitano e che, allontanatosi, non si era attivato nemmeno a rapina in corso. Licenziato in tronco per giusta causa.

TELEFONATE FIUME – Sono tanti i casi di dipendenti pubblici che, nel corso della loro giornata lavorativa, si sono attaccati al telefono per ragioni private un po’ troppo a lungo. In molti casi il lavoratore ha pagato con il licenziamento perchè secondo la Cassazione “troppe chiamate private ledono il rapporto fiduciario con l’azienda se vengono fatte da chi svolge un’attivita’ che richiede particolare attenzione”.

GLI ATTACCABRIGHE – Il comportamento “poco collaborativo” e “talvolta offensivo” verso i colleghi autorizza il datore di lavoro al licenziamento. Per non parlare degli impiegati un po’ troppo inclini al litigio che passano alle “vie di fatto”. Ai fini del siluramento, hanno osservato i giudici con l”ermellino’, pesa il “contatto fisico violento fra i due litiganti, tale da integrare gli estremi delle percosse, anche se non necessariamente delle lesioni personali”.

METTERE ZIZZANIA – La serenita’ in ufficio e’ tutto. Mettere pertanto zizzania tra i colleghi puo’ essere una leggerezza censurabile, se non con il licenziamento, certamente con un trasferimento. A fare le spese della pronuncia degli ermellini un elettricista veneziano colpevole di “rovinare spesso l’ambiente di lavoro”, mettendo zizzania tra i colleghi.

PAUSA CAFFE’ – Tollerato il break soltanto se limitato a “pochi minuti”. In questo caso un dipendente che si era fatto male durante la classica pausa caffè in ufficio si e’ visto negare il risarcimento danni perche’ il break era durato “piu’ del dovuto”.



   

 

 

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