Somalia: estremisti islamici, armi, carbone e ONU

  2 nov. – L’Unione africana (Ua) ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di rimuovere l’embargo sulle armi in Somalia, in vigore dal 1992, per consentire al paese di “consolidare i risultati militari ottenuti recentemente contro gli Shabaab”.

L’Ua ha inoltre chiesto che venga consentita l’esportazione di carbone, bloccata nel febbraio scorso, perche’ ritenuta una delle fonti di reddito degli Shabaab, organizzazione islamica considerata il braccio di Al Qaeda nel Corno d’Africa. Tuttavia su entrambe le questioni il Consiglio Onu e’ diviso perche’ teme che un eventuale cambio di rotta possa favorire il gruppo islamico. Il mese scorso le truppe dell’Unione Africana in seguito ad una guerra iniziata nel 2010 contro gli Shabaab, sono entrate a Chisimaio, ultima roccaforte del gruppo islamico e da loro utilizzata come porto di approviggionamento.

Proprio a Chisimaio sono state ritrovate dai soldati kenyani enormi quantita’ di carbone, che il governo somalo ora vorrebbe esportare. Tuttavia il timore di alcuni diplomatici del Consiglio di sicurezza e’ che i proventi di questo commercio possano finire in qualche modo ai leader Shabaab che cercano di recuperare il potere.

Secondo un report delle Nazioni Unite infatti il commercio di carbone nel 2011 ha fruttato all’organizzazione islamica circa 25 milioni di dollari ed e’ stata sospesa nel febbraio scorso per tagliare i finanziamenti al gruppo. Gli Shabaab hanno perso molte roccaforti nell’ultimo anno ma mantengono ancora il predominio in molte aree rurali del paese . agi



   

 

 

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