Carlo Violati: “il Manifesto Lib-Lab è la migliore proposta in campo istituzionale”.

ROMA, 24 Ott – E’ assolutamente esatto che la nostra Costituzione sia stata molto influenzata dalla Costituzione francese delo 1946. Non c’è dubbio che la Francia, con quella Costituzione di tipo parlamentare avesse prodotto fino al 1958 la bellezza di 22 governi.
Che abbia gestito in modo disastroso le vicende di Indocina e di Algeria.
E senza dubbio oggi la nostra Costituzione assomiglia ancora a quella francesa del 1946.
Ma dopo 12 anni disastrosi per la Francia il Generale De Gaulle la ha completamente trasformata in meglio col Semi-presidenzialismo e con l’elezione del Parlamento con elezioni dei candidati in collegi uninominali, se necessario col doppio turno.
Era il sogno mio e dei miei amici aderenti all’AREL: Andreatta, Umberto Agnelli, Celso De Stefanis (se dovesse interessare io ho ancora uno studio del povero Celso su questa riforma), Zamberletti e Mariotto Segni. Ho nominato solo i più attivi e famosi in quella organizzazione.
La proposta di “UN MANIFESTO LIB-LAB” propone un obiettivo molto serio ad un movimento liberaldemocratico che altrimenti sparirebbe.
Questo per quello che riguarda la forma istituzionale da dare all’Italia e farò di tutto per dare ai mie amici la parola d’ordine di sostenere quella che io ritengo la migliore proposta in campo istituzionale.
IL PRESIDENZIALISMO ALLA FRANCESE è un sistema che ha dato buona prova di se, aiutando, in Francia, partiti che in precedenza erano frammentati e litigiosi a orientarsi verso un assetto più stabile. E tutti i partiti italiani che sono in fase di ristrutturazione se si eleggesse direttamente dal popolo un capo dello Stato dotato di poteri esecutivi, eviterebbero una possibile ingovernabilità dopo le elezioni. E che per rendere governabile il nostro Paese si debba ricorrere a premi di maggioranza dati a raggruppamenti di partiti o movimenti che mettono insieme programmi spesso incoerenti, al solo scopo di vincere le elezioni, senza dubbio ha dato risultati disastrosi. E il tanto vituperato (dalla sinistra di allora) premio di maggioranza proposto da De Gasperi e denominato “LEGGE TRUFFA” (che almeno dava un premio a chi avesse raggiunto il 50% più uno nelle elezioni) al confronto era una cosa tanto più onesta.
Infine il Presidenzialismo permette di ricreare una migliore unità nazionale.
E un potere statale, scelto dal popolo, sarebbe un ottimo contrappeso ad una devoluzione alle regioni di un equilibrato federalismo. Soprattutto le crisi sempre più recenti troverebbero una soluzione democratica.
Non è possibile continuare nelle incertezze attuali (e passate e presumibili future crisi che hanno generato il distacco dalla politica di quasi la metà degli italiani e che hanno permesso a comici che attraggono tanti elettori da poter ormai divenire il secondo partito nelle previsioni di voto e che rischiano di divenire determinanti, mostrano una situazione di caos politico ormai disastrosa).
Evidente è il rischio di dover ricorrere ancora ad un NOMINATO perchè manca la possibilità di un governo eletto dal popolo.
E il nostro Presidente della Repubblica non ha ascoltato un accorato messaggio di 120 Professori di economia che hanno previsto, punto per punto i danni che avremmo subito con le politiche recessive che il NOMINATO MONTI ci avrebbe dovuto infliggere sotto la guida della Merkel.
I francesi, che eleggono il loro Presidente e il giorno dopo sanno chi li governerà, hanno con la riforma di De Gaulle la possibilità di trovare un esecutivo valido il giorno dopo le elezioni.
La proposta di elezione popolare del Capo dello Stato e di eleggere il Parlamento col sistema francese è certamente più democratico che dare a dei deputati (nemmeno scelti dal popolo) l’incarico di scegliere
-il Presidente della Repubblica;
-il Presidente del Consiglio e i Ministri;
– di fare le leggi (spesso incomprensibili) con interminabili vai e vieni tra Senato e Camera dei Deputati.
Accettare un sistema che ha dimostrato, partendo da una base costituzionale similare, di funzionare bene da oltre mezzo secolo appare una scelta che non ha bisogno di tante ulteriori spiegazioni.
 
PROBLEMI ECONOMICI: Io come figlio del Cavaliere del Lavoro Francesco Violati, era molto benvoluto da Angelo Costa che mi raccontava le sue esperienze e voleva che io gli confidassi le mie speranze. Lui era angustiato, nel 1976, dai tanti errori degli ultimi suoi 10 anni di vita, e temeva la possibilità che la nostra moneta fosse non in equilibrio con le altre monete.
(chi volesse conoscere gli ultimi scritti di Angelo Costa, può richiederli a questa redazione)
Io ho avuto un altro grande maestro, Guido Carli che mi aveva nominato Consigliere incaricato per i problemi del Mezzogiorno in Confindustria.
Con questi maestri ho sempre curato lo studio dei fatti economici e ho spesso discusso con gli amici Savona, Cipolletta, Gotti Tedeschi e De Rita su questo tema: “UNA VALUTA PUO’ ESSERE SOPRAVVALUTATA RISPETTO ALLA VALUTA DOMINANTE, ANCORA OGGI, SUL MERCATO MONDIALE, IL DOLLARO ?”. E spesso abbiamo trovato strano che l’euro valga tanto più del dollaro.
LA SITUAZIONE E’ QUESTA:
alla nascita della moneta unica l’euro era valutato 85 centesimi di dollaro;
Il PIL degli USA è, oggi, pari a 100 e quello dell’eurozona è solo pari a 80;
BIG MACH, che vende in tutto il mondo, dice che l’euro dovrebbe essere quotato 97 centesimi di dollaro;
produrre manufatti (e auto, vedi operazione Fiat) in USA costa un 30% di meno che nell’eurozona.
MA L’EURO E’ QUOTATO 1,30 DOLLARI.
NELLE PROPOSTE DI CREAZIONE DI “UN MANIFESTO LIB-LAB”, QUESTA ANOMALIA NON MI SEMBRA ILLUSTRATA.
Poi, consiglierei ai promotori dell’iniziativa, di far apparire su internet una sintetica paginetta che illustri un’ottima proposta.
Non tutti hanno il tempo di leggere 39 pagine (peraltro difficilmente copiabili).
Il testo di 39 pagine è chiuso con una dichiarazione bellissima:
“Inoltre le politiche sociali non devono assuefare il cittadino all’assistenza, ma riattivare le sue possibilità di procurarsi il necessario in piena autonomia ed autosufficienza. Il concetto di “pubblico” non coincide necessariamente con “un bene fornito dallo Stato”. Si possono perseguire finalità di interesse pubblico e generale anche con forme privatistiche, più adatte ed efficaci sul piano della gestione.
Lo Stato deve incoraggiare la solidarietà tra i cittadini, all’interno della comuinità cui appartengono. Ma ciascuna persona è responsabile della propria condizione e del proprio futuro. Per essere equa una politica di welfare non può gravare eccessivamente sulle generazioni in attività che ne assicurano il finanziamento.
Non vi può essere sicurezza sociale a debito e a carico delle generazioni future, non si può progredire veramente spendendo oltre le proprie disponibilità.
Il presente non è consegnato dai padri ma preso in prestito dai figli ai quali dobbiamo restituirlo”.
 
“MAI TOGLIERE AI GIOVANI LA SPERANZA DI VIVERE IN UN MONDO MIGLIORE” e ai giovani va data la possibilità di “AVERE PIU’ POTERE PER RITORNARE AD UN MONDO PIU’ PULITO ED ONESTO”.
“Gutta cavat lapidem, non vi sed saepe cadendo”.
Carlo Violati


   

 

 

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