La Fornero contestata scrive al Corriere per farsi le sue ragioni

23 ott – Contestata ieri a Nichelino presso Torino, dove avrebbe dovuto tenere un intervento al centro per anziani Nicola Grosa, il ministro del lavoro Elsa Fornero scrive oggi al Corriere della Sera per mettere i puntini sulle i “alla luce delle affermazioni che mi sono state attribuite sui ragazzi schizzinosi, e che sono l’esatto contrario di quanto da me affermato”.

I giovani “schizzinosi” contro la Fornero: “sfotte pure…”

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Il ministro però non si dilungua sulla frase ieri pronunciata sui giovani ‘choosy’ di fronte al primo lavoro, bensì si lancia nella difesa delle riforme del governo Monti e in particolare della riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, per concludere che in certi ambiti e in particolare le politiche sociali “si è fatto troppo poco, ma mi sembra ingiusto negare che alle politiche del governo Monti manchi la cifra dell’equità”.

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Nella lettera (rivolta al direttore e all’editorialista Piero Ostellino) il ministro sottolinea che “l’equità non è stata per me un concetto astratto bensì un valore da perseguirsi con coerenza e determinazione, un elemento guida nelle scelte”. Così, per il ministro, l’azione del governo ha mirato a fornire “Una opportunità a chi tutelato non era, una prospettiva ai giovani e alle future generazioni”. La riforma delle pensioni è stata “l’opportunità di disegnare un sistema maggiormente rispettoso dell’equità tra ed entro le generazioni”.

Quanto alla riforma del mercato del lavoro, Fornero sottolinea che “il precariato è un problema grave che colisce principalmente giovani e donne, non certo una leggenda metropolitana”, rivendicando che l’azione del governo ha mirato proprio a risolverlo contrastando “gli abusi della flessibilità e favorendo al tempo stesso contratti di maggiore stabilità”.

Di “strumenti utili a tale scopo” nella riforma, scrive Fornero, “ve ne sono molti. Per tutti richiamo proprio l’apprendistato” perchè “rendere l’apprendistato la naturale strada di accesso al lavoro per i giovani è certo un modo per offrire un’opportunità a chi si trova troppo spesso a dover accettare una condizione di precariato”. E “la cronicizzazione del precariato, quella sì, caro direttore, è il sintomo di totale assenza di equità”.

Quanto alle politiche sociali, il ministro ammette che si poteva fare di più ma sottolinea, “Rivendico di aver difeso i fondi a ciò destinati (nel complesso circa 60 miliardi di euro), di aver evitato che si riducessero rispetto all’anno passato, di aver cercato un loro utilizzo più efficace nella lotta alla povertà e nel sostegno alle fasce deboli”. tmnews



   

 

 

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