Invasione di topi, allarme a Roma. Residenti costretti a lasciare casa

18 ott – L’emergenza topi a Roma colpisce ancora. Dopo l’allarme lanciato nelle scorse settimane dai residenti del quartiere romano di Monteverde, che avevano denunciato una vera e propria invasione di roditori nelle strade del XVI Municipio, questa volta tocca a Trastevere. La denuncia arriva dalla signora Nella Fasciolo, residente in una casa a piano terra di via Gustavo Modena, dietro via della Lungaretta, nel cuore del rione trasteverino e a pochi passi dal fiume.

Sono stata costretta ad abbandonare la casa – racconta la signora all’Adnkronos – perché ieri, appena rientrata, ho visto quattro grossi topi che scorrazzavano su e giù per il mio pavimento. Io vivo da sola, al piano terra, e, terrorizzata, sono stata costretta a scappare da una mia amica, le ho dovuto chiedere di ospitarmi. Ho telefonato all’Ama e mi hanno detto di inviare un fax con la richiesta per un sopralluogo, così mi faranno un preventivo per la disinfestazione.

Non so se l’operatore scherzava, ma mi hanno spiegato che se si tratta di un topo solo dovrò pagare 120 euro, se sono di più il prezzo aumenta a 180. Per ora mi sono fatta aiutare a spargere del veleno per topi in casa, ma il venditore mi ha raccomandato di non rientrare prima di tre giorni. E’ un’indecenza”.

“Dal 2000 che abito qui – aggiunge la signora Fasciolo – non ho mai visto nessuno pulire le fogne, ogni volta che piove qui si allaga tutto. Ma il vero problema è l’immondizia. La spazzatura che rimane dopo la chiusura dei ristoranti attira orde di pantegane a Trastevere e noi abitanti non ne possiamo davvero più”.

Il Dipartimento ambiente di Roma Capitale ha comunicato che ”su mandato dell’assessore all’Ambiente, Marco Visconti, hachiesto ad Ama di intervenire con opere mirate di derattizzazione nel Rione Trastevere, impegnando la municipalizzata ad eseguire gli interventi nel più breve tempo possibile”.

Il pericolo principale legato alla presenza di ratti in ambienti frequentati dall’uomo, come le sponde del fiume Tevere a Roma, “è quello legato alla trasmissione della leptospirosi, malattia di cui oggi non si dovrebbe morire più, ma che a volte viene scambiata per epatite e non trattata adeguatamente, con il rischio di prognosi infausta” avverte Gaetano Maria Fara, professore emerito di Igiene all’università La Sapienza di Roma.

I ratti malati – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – eliminano le leptospire attraverso l’urina. Queste sopravvivono nell’acqua e le persone che sono solite immergere soprattutto i piedi nel fiume, come i pescatori o i canottieri, rischiano concretamente l’infezione. Ci sono stati periodi in cui abbiamo avuto anche 6-8 casi l’anno. Il problema è che il sintomo principale della leptospirosi è l’itterizia, che può essere scambiata come segnale di epatite virale. Il trattamento, invece, deve essere a base di antibiotici ad hoc che garantiscono la guarigione. Ma se la diagnosi arriva tardi ci può essere anche il rischio di morte”.

Le regole da adottare, dunque, sono “indossare stivali alti se si pesca in fiumi a rischio ed evitare comunque lunghe immersioni di piedi o polpacci. Ridurre la popolazione murina non è cosa facile, ma occorre ostacolare la creazione dell’habitat dei ratti” attraverso un livello di igiene più alto possibile.

“I topi – aggiunge Anton Giulio De Belvis, ricercatore dell’Istituto d’igiene dell’università Cattolica di Roma – sono legati a ‘fantasmi’ del passato: erano vettori della peste. L’invasione di questi animali nelle zone metropolitane è difficile da combattere: si pensi a New York, dove il sindaco sta facendo sforzi enormi per ridurre il numero di topi in rapporto a quello degli uomini, attualmente quasi il doppio. L’unico vero rischio legato a questi animali – ribadisce – è quello della leptospirosi e della contaminazione di cibi destinati al consumo umano”. adnkronos



   

 

 

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