Ricordando la fine della “Gioiosa macchina da guerra”

ROMA, 10 Ott – “Se è vero che il Pdl affonda, è altrettanto vero che l’Udc non sfonda, che il progetto della lista per l’Italia si è di fatto già arenato. Eppoi le primarie del centrosinistra stanno mutando la geografia politica, hanno messo in difficoltà i centristi che rischiano di finire all’angolo. Vincesse Bersani, infatti, l’alleanza a guida Pd avrebbe un marcato segno progressista, che complicherebbe il vecchio progetto di Casini. Vincesse Renzi, lo tsunami si abbatterebbe per primo proprio sull’Udc, fino a sfondare nel centrodestra. Insomma, tra Atene e Sparta nessuno ha di che sorridere”.

Questo è il parere di Francesco Verderami (Corsera) che io sottoscrivo in pieno.

Dunque, se Alfano traccia il solco, è il Cavaliere che lo difende.
Ai tempi del Duce, sui muri italiani c’era scritto:”È l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende”.
In parole povere, il ruolo di Berlusconi sarebbe quello ipotizzato da una lucidissima Paola Musu nella riunione di Firenze.
Se non sembravano esserci altre vie ieri, per non consegnare il Paese alla sinistra; oggi la rotta da seguire appare più chiara, anche se i tempi politici si sono ormai fatti strettissimi.
Sembra che il Partito popolare europeo, dopo aver assistito impotente alla vittoria di Hollande a Parigi, non intenda consegnare l’Italia a Bersani, Vendola , Rosy Bindi e Camusso. Il fatto non mi sembra trascurabile.
Ricapitolando: tempi strettissimi, ma, se i cervelli marciassero rapidamente insieme alla volontà di bloccare un progetto esiziale per il popolo italiano, ce la potremmo ancora fare.
Ricordate che fine fece la “Gioiosa macchina da guerra”?
Il Caimano, seppure in ruolo diverso rispetto al 1994, potrebbe fare ancora lo sberleffo ai sinistri.
Audentes fortuna iuvat.
guglielmo donnini



   

 

 

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