“La primavera araba ? Un complotto. Per Ramadan è meglio Khomeini”

Sul FOGLIO di ieri 06/10/2012, a pag. 2, con il titolo “La primavera araba ? Un complotto. Per Ramadan è meglio Khomeini“.

Giulio Meotti smaschera l’immagine di ‘moderato’ che Tariq Ramadan ha avuto l’abilità di costruirsi per l’opinione pubblica occidentale, cloroformizzata da dosi letali di buonismo politicamente corretto. (IC)

Roma 06 Ott –  Con Tariq Ramadan, si sa, i conti non tornano mai.
Da maestro nell’arte di épater le bourgeois, è noto che
se parla a un pubblico di occidentali apologeti, come il Festival della filosofia di Mantova, Ramadan discetti di europeizzazione dell’islam.
Se invece ha di fronte una platea di fieri musulmani delle banlieue, capovolge il discorso nell’islamizzazione dell’Europa.

Ma chi avrebbe mai detto che proprio lui, il più blasonato intellettuale islamico delle capitali europee, avrebbe avuto paura delle rivolte che stanno cambiando il volto del medio oriente?
A giudicare dal suo nuovo libro, “Islam and the Arab Awakening”, la primavera araba, a lungo attesa e agognata, rischia di finire con le masse islamiche che abbracciano la sfera democratica “al prezzo di eliminare la loro fede religiosa, la loro cultura e persino la loro storia”.
Nel libro l’intellettuale islamico ha parole di pietà per Osama bin Laden, “gettato in mare nel più totale disprezzo per la sua persona e per ilrituale islamico” (Ramadan lo scrive nonostante Barack Obama abbia assicurato che al leader qaidista è stato impartito un funerale musulmano).
Ma quel che colpisce di più è la sua analisi della caduta delle autocrazie laiciste nel mondo arabo.
Ramadan disdegna le origini non islamiche della primavera araba, secondo lui “nata dal finanziamento e dall’interferenza politica dell’occidente”.
La vera rivoluzione, scrive, deve ancora venire, lasciando intendere foschi presagi.

Il Wall Street Journal, che nell’edizione del weekend ha stroncato il libro, scrive che Tariq Ramadan è un perfetto adepto delle teorie della cospirazione.
Secondo Ramadan il governo statunitense e “le potenti corporation americane” hanno addestrato i giovani attivisti della primavera araba su come “aprire i mercati arabi e integrarli nell’economia globalizzata”.
E’ una coincidenza, scrive l’islamista svizzero con cattedra a Oxford, che Wael Ghonim, che con i social network diede inizio alla rivolta in Egitto, all’età di trent’anni era già direttore marketing di Google in medio oriente?
E’ un caso che il filosofo francese Bernard- Henri Lévy abbia sostenuto l’insurrezione libica, visto “il sostegno di quest’uomo per lo stato sionista?”.

Ramadan, che nel libro chiama a un “jihad intellettuale” senza specificare cosa sia, deride
gli intellettuali laici”,
le “élite secolarizzate
e la “cultura di Internet”.

Gli esempi che l’autore porta in dono al mondo arabo non sono molto edificanti.
Ramadan cita come modello la rivoluzione khomeinista del 1979, che secondo lui ha mostrato “come moralizzare la politica in nome dell’islam”.
Parole di elogio le riserva, oltre ai Fratelli musulmani, anche all’islamismo di Rachid Ghannouchi in Tunisia.

Secondo la rivista americana New Republic, Ramadan vorrebbe un “inverno arabo”.
Nel libro l’islamologo ha parole positive persino per Sayyid Qutb, che secondo Ramadan avrebbe scritto “una fondamentale critica del capitalismo”.
E’ lo stesso Qutb che negli anni Quaranta proclamava che l’unico mezzo per liberarsi dalla corruzione morale in Egitto era l’imposizione di una “dittatura giusta”, che avrebbe permesso ai soli “virtuosi” di governare e fare la guerra, nell’ordine, alla modernità, ai valori occidentali, al laicismo, alla razionalità, all’individualismo, alla promiscuità, al sionismo e al materialismo

Quando arriva a occuparsi di Israele, Tariq Ramadan flirta apertamente con la “resistenza palestinese”.
Chiede retoricamente il professore:
Cosa succede quando la resistenza non violenta non funziona?”.
Risposta di cui sarebbe andato fiero il nonno, Hassan al Banna:
C’è una sola decisione giusta nella storia e questa è di resistere all’oppressione e alla colonizzazione”.
Poi specifica che “i palestinesi conoscono meglio di chiunque altro i mezzi a propria disposizione”.
La credibilità di “moderato” di Ramadan ancora una volta è messa duramente alla prova.



   

 

 

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