PD: nuove regole per le primarie. Renzi furioso: “perche’ proprio ora?”

4 ott. – “Sabato prossimo ci sara’ un’assemblea nazionale del Pd per decidere le regole delle primarie. Non capisco perche’ non vadano bene le regole del passato, quelle che andavano bene quando hanno vinto Prodi, Veltroni, Bersani. Sono le stesse identiche regole che hanno visto la vittoria di Pisapia e di Vendola a livello locale, per dire. Pare che desiderino cambiarle”.

Va all’attacco il sindaco di Firenze e candidato alle primarie del Pd, Matteo Renzi nella sua newsletter settimanale. “Mi pare un errore – aggiunge Renzi – inserire il ballottaggio (alle primarie chi arriva primo vince. Non e’ che dopo aver vinto, poi, c’e’ la gara di ritorno). Mi pare un errore grave immaginare un ballottaggio in cui possa votare solo chi ha votato al primo turno (e se la prima domenica ti ammali?).

Mi pare un errore cercare di restringere la partecipazione: in tutto il mondo la sinistra allarga il campo della partecipazione e la destra restringe (si pensi alle controversie americane tra i sostenitori di Obama e quelli di Romney). Pero’ io non faccio parte dell’assemblea nazionale del Pd e non voglio dare motivi di ulteriore divisione: Bersani ha detto che fara’ di tutto per fare primarie aperte, libere e democratiche. Non so se il segretario – prosegue Renzi – ha ancora la maggioranza degli elettori del centrosinistra: questo lo diranno le primarie. Ma il Segretario ha sicuramente la maggioranza dei membri dell’assemblea: tocca a lui dimostrarsi di parola, come io mi auguro. Da parte mia rinuncio alle polemiche e aspetto di capire cosa verra’ fuori.

Continuando a coltivare la speranza che prevalga la saggezza e non si cambino le regole in corsa”. Intanto e’ stato dato il termine di ottobre per dimettersi per sindaci e presidenti di Provincia che vogliono entrare in Parlamento. Secondo la norma attuale i primi cittadini che intendono candidarsi devono lasciare l’incarico almeno sei mesi prima il voto. Ma sul tavolo del governo e’ arrivata una richiesta affinche’ si cambi la norma e ci sia la possibilita’ di protrarre il mandato. Lo scopo, sostiene chi e’ a favore della modifica, e’ sanare la contraddizione della legge che consente a un parlamentare di candidarsi a sindaco e solo dopo, se eletto, scegliere quale carica preferisce, ma non a un sindaco di candidarsi alle Camere. E poi c’e’ l’intenzione di aiutare i presidenti di Provincia a uscire dal dubbio se lasciare o meno il loro posto per tentare di entrare in Parlamento, visto il destino ancora incerto delle Province

. “Sappiamo – spiega il responsabile della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi – che sono arrivate sollecitazioni per cambiare la legge. Ma occorrerebbe una norma apposita e comunque la competenza spetta al ministero dell’Interno”. Proprio Patroni Griffi questa mattina, a quanto si e’ appreso, e’ stato avvicinato a Montecitorio da Dario Franceschini che ha chiesto lumi riguardo l’eventualita’ che cambi la norma. La replica del governo sarebbe stata chiara: nessuna intenzione di procedere. agi



   

 

 

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