Giraffa: animali imolesi

IMOLA 21 Sett – Un tempo, non troppi anni fa, al parco delle Acque Minerali stazionavano caprette, pony, cavie e molti altri animaletti che hanno traghettato generazioni di imolesi verso le piccole grandi esperienze della vita rurale: la nascita dei piccoli era attesa con ansia e quando si spargeva la notizia di un parto, ci si precipitava a verificarla. Dismessi i recinti e trasferiti i mammiferi in altre sedi, a parte varie tipologie di uccelli (cigni, anatre, ecc.) rimaste nei laghetti, la fauna imolese non ha mai avuto picchi considerevoli e strambi come in questi ultimi mesi.

Caprioli ribelli che si divertono allegramente a mordicchiare turisti e passanti in vallata e finiscono i loro giorni abbattuti a fucilate per disturbo della pubblica quiete e salute.

Cervi che si avventurano per le vie cittadine alla ricerca di improbabili saldi di fine stagione e si ritrovano braccati e alla fine impallinati senza avere diritto ad una pacifica replica francescana.

Giraffe scontente di una vita circense, star inconsapevoli ma prigioniere che, cercando magari un nuovo impiego presso note aziende imolesi, scorrazzano inseguite dalle forze di Polizia come i Blues Brothers a Chicago nell’omonimo film; e fa nulla se la regione Emilia Romagna aveva stabilito il divieto di sosta ai circhi con animali esotici sul proprio territorio.

Questo è quello accaduto finora, tranne i due mistici leocorni e qualche coccodrillo nelle fognature (come nelle migliori leggende metropolitane di New York), quasi tutti gli imolesi attendono con trepidazione il prossimo animale “selvatico” che farà la sua comparsa per le strade della nostra città. Speriamo, visti i tristissimi epiloghi, che il territorio si munisca di buoni tiratori ed eccellenti anestesisti veterinari e che le leggi, se ci sono, vengano applicate.

Nel frattempo, oltre agli sventurati e ignobili esseri, che maltrattano e uccidono crudelmente animali da compagnia indesiderati, o che spargono a pioggia bocconi avvelenati, rischiando oltre alla perdita definitiva della propria umanità, anche pene detentive fino a 2 anni e ammende fino a 30.000 euro, esistono sul territorio realtà di silenzioso e umile amore verso queste creature. Un esempio sono i tenaci volontari del Gattile e del Canile che utilizzano tempo e risorse, spesso personali, per alleviare sofferenze e donare compagnia ed affetto ad animali emarginati, cercando di ridonargli una serenità, e ancor meglio una famiglia, perduta. Ma anche anonimi pensionati che, pur in tempi di forte crisi, non lesinano nell’assistere e nutrire dignitosamente i loro compagni di vecchiaia, oppure associazioni spontanee di privati cittadini (Vicolo della Fontana di Castel del Rio, ne è un esempio) che si preoccupano di curare e sterilizzare felini di colonie a proprie spese, spesso nonostante l’assordante silenzio delle autorità preposte, proteggendoli da sconsiderati attacchi messi a segno da chi è rimasto ancorato ad usanze barbare e incivili.

“Dobbiamo senza dubbio essere molto buoni con gli animali per molte ragioni, ma soprattutto perché hanno le nostre stesse origini.” (San Giovanni Crisostomo). Tutto sta in noi e nel cercare di riscoprirlo.

Andrea Bartoli

 

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