Stato-mafioso, Taormina: “Napolitano interferì sui Pm”.

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ROMA 12 sett – Nel giorno in cui l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli torna ad insistere sul capitolo della trattativa Stato-mafia che vuole coinvolto l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro davanti alla Commissione Antimafia, l’ex parlamentare di Forza Italia, il penalista Carlo Taormina chiama in causa Giorgio Napolitano con un esposto-denuncia accusandolo di aver interferito sull’attivita’ della Procura di Palermo.

Presentando la denuncia che dovra’ essere esaminata dal Comitato per i procedimenti d’accusa presieduto da Marco Follini, Taormina chiede ”che si proceda a tutti gli accertamenti necessari” sulle circostanze da lui esposte ”tratte da fonti giornalistiche da verificare” e, ”in caso di esito positivo, si azionino le procedure per l’incriminazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il delitto di attentato alla Costituzione a norma dell’articolo 90”.
Nell’esposto di sei pagine depositato da Carlo Taormina si chiama in causa anche ”il defunto Loris D’Ambrosio che – si legge – mai si sarebbe mosso senza l’ordine di Napolitano”. Nella ricostruzione che il penalista fornisce dei fatti, l’ex consigliere giuridico del Quirinale ”sarebbe intervenuto sul procuratore generale della Corte di Cassazione Vitaliano Esposito chiedendogli di intervenire sui pm siciliani affinche’ non avvenisse il noto confronto con Nicola Mancino”. Circostanza questa, ricorda Taormina, ”mai di fatto smentita”. Tale ”richiesta quirinalizia” costituirebbe, secondo quanto si legge nell’esposto, ”la prova di un chiaro intento boicottatore degli sforzi dei magistrati per accertare la verita’ fino a poterne determinare l’insabbiamento”.

Ma Taormina nelle sue premesse dice di piu’ e cioe’ che Napolitano e D’Ambrosio ”forse morto per la vergogna di aver eseguito un ordine illecito, forse il primo della sua vita”, non potevano non sapere ”che non esiste rapporto di gerarchia tra la Procura generale della Cassazione e gli altri uffici del pm presso i Giudici di merito”. Cio’, secondo l’ex deputato, potrebbe significare che Napolitano ”poteva volere, interferendo nella funzione giudiziaria, due cose ugualmente illecite penalmente:

(1) l’imposizione arrogante di Vitaliano Esposito nei confronti dei magistrati palermitani, violatrice comunque del principio di separatezza tra le funzioni del pg della Cassazione e i pm di merito”.

(2) ”L’intrapresa o la minaccia di intrapresa di azioni disciplinari nei confronti dei magistrati palermitani con riferimento alle iniziative giudiziarie in corso sulle trattative ‘Stato-mafia”’. Una minaccia che, secondo Carlo Taormina, e’ ”penalmente rilevante anche quando sia implicita o larvata”.

Ma Taormina difende anche ”la perfetta legalita”’ delle intercettazioni che sia Napolitano, sia D’Ambrosio ”non potevano ignorare” visto che manca ”una previsione normativa che le impedisca”. La decisione, pertanto, di sollevare il conflitto di attribuzione, si legge ancora nella denuncia, ”svela l’obiettivo di persistere nell’opera di intimidazione e, al tempo stesso, di rappresaglia contro i magistrati palermitani”. Secondo l’avvocato penalista ”non e’ dubbio” che ”guardando distintamente ai due comportamenti illeciti di Napolitano”, ciascuno di essi ”integri fattispecie penali”. Per Taormina, insomma, secondo la ricostruzione fatta dai giornali che lui riporta nel suo esposto, ci sarebbe stato un tentativo, da parte del Colle, ”di sviare il corso delle indagini inibendo il confronto in cui era coinvolto l’ex senatore Mancino”. Simile comportamento, sempre secondo l’ex esponente di FI, sarebbe da inquadrare dunque ”nell’abuso di ufficio a norma dell’art.323 c.p. stante l’intenzionale volonta’ di arrecare danno allo Stato”.

Nella denuncia si parla anche di ”un oggettivo, quand’anche non voluto vantaggio patrimoniale per la mafia” visto che, secondo Taormina, avrebbe potuto proseguire nelle sue attivita’ illecite. Carlo Taormina, insomma, chiede che venga accertata la circostanza secondo la quale Napolitano avrebbe ”violato” due principi: quello dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura.

(c) Ansa

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