Trattativa Stato-mafia, Di Pietro: comportamento di Napolitano è illegittimo

27 ago. – “Napolitano e’ stato inopportuno e il suo e’ stato un comportamento illegittimo”. Antonio Di Pietro non molla e sulla questione delle intercettazioni che riguardano il Colle torna a criticare la decisione di sollevare il conflitto di attribuzione: “Napolitano – spiega il leader Idv intervistato da Tgcom24 – ha avuto 7 anni per risolvere il problema ma se ne e’ ricordato solo negli ultimi mesi del suo mandato, perche’ si e’ trovato coinvolto direttamente. Questa e’ una forzatura sostanziale.”.

“La Corte Costituzionale si trova in grande difficolta’ perche’ non puo’ non dargli ragione. Farebbe meglio – aggiunge – a rinunciare a quel conflitto di attribuzione”. “Noi dell’IDV – rilancia – chiediamo al governo di costituirsi parte civile nel processo che riguarda la vicenda Stato-mafia perche’ il governo rappresenta l’istituzione Italia e, in quanto tale, ha il dovere di costituirsi parte civile.

Poi – annuncia Di Pietro – intendiamo raggruppare i cittadini in un’azione comune per la costituzione di parte civile, perche’ sono stati i cittadini ad essere stati danneggiati, in una situazione del genere”. – “Sto con la Procura della Repubblica e dico: il Parlamento si assuma la responsabilita’ di fare una legge ma non criminalizzi i magistrati in un momento cosi’ delicato”, dice ancora Di Pietro.

“La Procura di Palermo – ricorda – ha applicato la legge esistente che dice che, quando ci sono telefonate non rilevanti per la Procura della Repubblica, vanno depositate a disposizione delle difese degli imputati qualora le ritengano rilevanti. Nessuno ha intercettato Napolitano: stavano intercettando un privato cittadino, Nicola Mancino, che, invece di telefonare alla moglie, ha chiamato Napolitano perche’ intervenisse in suo favore rispetto ad un procedimento che lo riguardava.

La Procura di Palermo che colpa ne ha – domanda il leader Idv – se ha intercettato Napolitano mentre cercava di fermare certe attivita’ di Nicola Mancino?”. “Sollevare un conflitto di attribuzione – dice ancora – e’ una forzatura, al di la’ della correttezza formale, in relazione a dura vicenda che richiede massima trasparenza e l’impegno di tutti per capire chi ha dato mandato alle Istituzioni di trattare con la mafia. Si tratta di vedere chi e’ stato l’artefice”.

E sempre a proposito delle intercettazioni, Di Pietro ricorda che “questo problema e’ venuto a galla gia’ nel ’97 quando c’era Scalfaro. C’e’ un vuoto legislativo, non si sa come ci si deve comportare se viene intercettato il Capo dello Stato, quindi il magistrato si comporta nei confronti del Capo dello Stato applicando la stessa legge che si applica ai privati cittadini”. agi



   

 

 

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