Siria, ribelli: proteggeremo cristiani, invece 12mila sono intrappolati e affamati a Rableh

23 AGO – I ribelli siriani anti-regime dell’Esercito libero (Esl) impegnati nella battaglia di Aleppo sono per lo più musulmani sunniti e affermano di essere arrivati ai margini dei quartieri cristiani, assicurando di voler “proteggere tutti gli abitanti indipendentemente dalla loro fede religiosa“.

In un’intervista esclusiva alla tv panaraba al Jazira, finanziata dal Qatar che sostiene i ribelli siriani, Abdel Qader Saleh, comandante delle operazioni militari dell’Esl ad Aleppo, afferma: “Siamo qui per far cadere il regime criminale attraverso la liberazione di Aleppo. Il nostro ruolo è quello di proteggere tutti i cittadini, compresi quelli non musulmani certo”.

L’agenzia Fides ha invece lanciato un allarme, invocando il rispetto del diritto umanitario, confermano quanto la stampa internazionale sta riferendo sulla situazione a Rableh.

Da più di dieci giorni il villaggio di Rableh è soggetto a un rigoroso blocco da parte dei gruppi armati dell’opposizione, che lo circondano su tutti i lati. Uno dei responsabili di una parrocchia locale, B.K., che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza, ha riferito a Fides che nei giorni scorsi tre giovani del villaggio sono stati uccisi da cecchini: George Azar di 20 anni, un altro di 21 anni, Elias Tahch Semaan Semaan, 35 anni, sposato e padre di quattro figli.

Alcuni rappresentanti dell’iniziativa popolare per la riconciliazione “Mussalaha” sono riusciti a portare un piccolo carico di aiuti umanitari al villaggio. Un rappresentante di “Mussalaha” ha rassicurato i fedeli affermando che “si farà di tutto per permettere la consegna di aiuti umanitari”. 

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