Mafia, Onida: toghe stiano fuori da regole per indagini su ex ministri

20 ago – Le parole del presidente del Consiglio, Mario Monti, sulle intercettazioni ”non mi sembrano cosi’ infondate. E non e’ improprio l’uso di questa parola, abusi, alla luce delle tante pubblicazioni di conversazioni intercettate e delle ricorrenti fughe di notizie dalle procure”. Cosi’ il presidente emerito della Consulta, Valerio Onida, in un’intervista al quotidiano ”Il Messaggero”.

Parlando della presunta trattativa Stato-Mafia, Onida spiega: ”Se la trattativa vi fosse stata, e se avesse avuto gli oggetti di cui si e’ parlato, si pensi al 41-bis, sarebbe qualcosa che necessariamente avrebbe coinvolto i vertici dello Stato, cioe’ i ministri. Ma allora, se ci sono sospetti sui ministri di allora, l’indagine dovrebbe essere rimessa al Tribunale dei ministri. Indagare gli ex ministri per presunte false dichiarazioni mi sembra un modo di aggirare la regola secondo cui i reati ministeriali sono perseguibili solo con la procedura prevista dalla Costituzione”.

Nel sollevare il conflitto di attribuzione, ”Napolitano si e’ mosso all’interno delle sue prerogative: postosi il problema delle famose intercettazioni, e’ corretto chiedere che nel dubbio e nel dissenso circa la procedura da seguire si invochi l’intervento del Giudice costituzionale”.

Sulle intercettazioni, conclude, ”con il nuovo governo si puo’ sperare di arrivare ad una soluzione equilibrata. Che tenga conto delle esigenze delle indagini penali e del diritto alla riservatezza delle persone, nonche’ del diritto di cronaca e dei suoi limiti costituzionali. Il ministro Severino ha la competenza e la determinazione giuste per proporre soluzioni equilibrate e per portare in porto anche questa riforma”.



   

 

 

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