Mafia, Messineo: ci vuole legge ad hoc per distruggere intercettazioni fra Mancino e Napolitano

1 ago. (TMNews) – A legislazione invariata o in assenza di una sentenza della Corte Costituzionale che colmi il vuoto legislativo in materia le intercettazioni giudiziarie che hanno per intrelocutore il Capo dello Stato non possono essere distrutte. Il Procuratore Capo di Palermo Francesco Messineo ha respinto la praticabilità della interpretazione normativa delle attuali norme proposta dal suo collega Procuratore di Catania Giovanni Salvi a favore della possibilità per la Magistratura, in forza dell’articolo 271 del codice di procedura penale e delle norme costituzionali sulle guarentigie del Quirinale, di distruggere d’ufficio lo sbobinato delle conversazioni fra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano con riferimento all’inchiesta della Procura di Milano sulla presunta trattativa fra Stato e Mafia.

Secondo l’interpretazione di Salvi, molto simile alle argomentazioni dell’Avvocatura dello Stato nel ricorso del Qurinale alla Consulta contro la Procura di Palermo per confltto di attribuzioni, non la Procura d’ufficio ma il Gup che riceve il testo delle intercettazioni potrebbe ordinarne la distruzione in busta chiusa senza mai farne conoscere il contenuto alle parti.

“Conosciamo bene la norma richiamata – ha bocciato questa interpretazione Messineo in una intervista a ‘la Repubblica’- e abbiamo fatto riflessioni attente: Non ritengo che possa risolvere il nostro problema. Sono d’accordo nel ritenere che l’art.271 del cpp sulla distruzione delle intercettazioni ha una lacuna inamissibile e che dovrebbe essere colmata, con riferimento alla figura del Capo dello Stato. Ma sono solo il legislatura o la Consulta a poterla colmare. Non credo che un Magistrato ordinario possa ampliare la portata della norma, richiamando l’articolo 90 della Costituzione”.



   

 

 

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