Paradisi comunisti, Cina: costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza

Continua in Cina il massacro della legge sul figlio unico

14 giu – Una donna cinese e’ stata costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza. La vicenda, denunciata dal gruppo attivista americano “All Girls Allowed”, e’ accaduta a Feng Jiamei, una donna proveniente da Shaanxi, una provincia nel nord della Cina.

Secondo gli attivisti citati dalla Bbc, la donna e’ stata prelevata a forza dalla sua casa e condotta in ospedale dalle autorita’ cinesi. Una volta ricoverata, Feng e’ stata costretta ad abortire perche’ non poteva pagare la tassa sul secondo figlio imposta dalle autorita’ di Pechino per la politica governativa sul controllo delle nascite.

Il fatto è avvenuto il 3 giugno scorso ed è riportato dal sito Tianwang. La donna, Feng Jianmei è stata picchiata e trascinata in un veicolo da un gruppo di impiegati del Family planning, mentre suo marito Deng Jiyuan era al lavoro. I rappresentanti del controllo sulla popolazione avevano chiesto 40mila yuan (circa 4 mila euro, oltre 3 anni di lavoro) alla famiglia, che aveva trasgredito la legge del figlio unico.

Non avendo ricevuto i soldi, essi hanno fatto abortire Jianmei al settimo mese. Il corpo del piccolo è stato messo accanto alla madre sul letto. La donna si trova ora in ospedale nella città di Ankang.

 



   

 

 

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