Euro: cosi’ funziona l’emissione di moneta nell’eurozona

1 giu. – L’emissione di moneta e cioe’ la stampa di banconote e la coniazione dei cosiddetti spiccioli, nell’epoca dell’euro, avviene a livello europeo e non piu’ nazionale. I quantitativi li decide la Bce, sulla base delle indicazioni delle varie banche nazionali. Tuttavia il circolante e cioe’ le monetine e le banconote che usiamo come ‘argent de poche’ costituiscono solo una frazione irrilevante della massa monetaria complessiva.

I mezzi di pagamento comprendono anche assegni e carte di credito, mentre il grosso della massa monetaria, la cosiddetta liquidita’ finanziaria, e’ formata dai depositi e dai libretti bancari, sulla base dei quali le banche fanno i prestiti all’economia. A loro volta depositi e libretti di risparmio rientrano nei sistemi di finanziamento al dettaglio, mentre i sistemi di finanziamento all’ingrosso sono costituti dai certificati di deposito, che sono quelli che in questo momento creano piu’ problemi a Italia e Spagna sui mercati finanziari, a causa degli alti costi di finanziamento.

Per quanto riguarda la circolazione del contante e l’emissione di monete e banconote e’ la Bce a decidere l’ammontare da stampare e da coniare, sulla base delle richieste delle singole banche centrali nazionali. In Italia tradizionalmente la richiesta di questi mezzi di pagamento e’ piu’ alta che in altri paesi, come la Germania, dove c’e’ un maggior utilizzo di assegni e carte di credito. Il motivo e’ anche legato all’economia in nero, che in Italia ha dimensioni notevoli e in cui si predilige l’uso del contante rispetto ad altri mezzi di pagamento.

Una volta stabilito l’ammontare di moneta da stampare, l’esecuzione viene affidata alle singole banche nazionali. In Italia Bankitalia stampa le banconote in euro nei suoi stabilimenti del Tuscolano e predispone la coniazione delle monete tramite la Zecca. Una volta emesso, il circolante viene mandato ai centri di smistamento di Bankitalia, che provvede a rifornire le banche e le imprese che ne fanno richiesta. Ovviamente si tratta di quantitativi limitati, destinati alle operazioni di pagamento cash. Il ‘circolante’ rappresenta infatti una percentuale molto bassa, stimata intorno al 5%, del totale della liquidita’ finanziaria.

Raddoppiare o triplicare la quantita’ di moneta circolante non crea necessariamente inflazione (visti i quantitativi ridotti interessati) e soprattutto serve a poco se non si trasforma in reddito e cioe’ in soldi effettivamente spendibili dai cittadini.

Alla fine degli anni Settanta, per problemi di scioperi, la Banca d’Italia smise di emettere spiccioli e, per ovviare a questa scarsita’ di monetine, molte banche emisero dei miniassegni, che di fatto sostituirono temporaneamente gli spiccioli. I miniassegni smisero di circolare nel 1978, quando la Zecca ripresa a coniare monete, ma sono la dimostrazione che, in casi di emergenza, anche gli istituti di credito possono emettere moneta circolante, che comunque rappresenta una quantita’ residuale del totale della massa monetaria complessiva. agi



   

 

 

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