UE: servono anche fondi pubblici, occorrono 270 miliardi di euro per la banda larga

BRUXELLES – Gli obiettivi dell’Agenda digitale non potranno essere raggiunti senza l’apporto di fondi pubblici, ma e’ fondamentale che questi siano utilizzati in maniera oculata e che siano complementari – e non sostitutivi – rispetto a quelli dei privati. E’ quanto ha indicato la Commissione europea nel documento sugli orientamenti dell’Ue per le norme in materia di aiuti di Stato per lo sviluppo rapido di reti a banda larga reso noto oggi.

Secondo le stime della Commissione ”gli investimenti necessari per realizzare l’obiettivo di una velocita’ di trasmissione superiore a 30 Mbit/s sfiorano i 60 miliardi di euro, mentre occorrono fino a 270 miliardi di euro affinche’ almeno il 50% delle famiglie si dotino di una connessione Internet superiore a 100 Mbit/s”.

Per definire i criteri di impiego delle risorse pubbliche e di sviluppo delle reti a banda larga negli Stati membri, la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica per la revisione delle ‘linee guida’ per l’applicazione della normativa sugli aiuti di stato per lo sviluppo della banda larga.

Il controllo degli aiuti di Stato – ha commentato Joaquin Almunia, commissario europeo alla concorrenza – deve sostenere gli obiettivi dell’Agenda digitale, pur mantenendo gli incentivi per gli investimenti privati. In questo settore strategico – ha continuato Almunia – e’ necessario un quadro dinamico per l’applicazione delle regole sugli aiuti di Stato che favorisca gli investimenti”.

La Commissione ha evidenziato che ”gli operatori commerciali costituiscono senza dubbio la prima fonte di investimento, ma gli obiettivi dell’Agenda digitale non potranno essere raggiunti senza l’apporto di fondi pubblici”. Tuttavia, ogni intervento statale – si legge ancora nelle linee guida della Commissione – deve limitare al massimo il rischio che siano compromessi gli investimenti privati e che siano minacciati gli incentivi commerciali, cosi’ da evitare che vi siano distorsioni della concorrenza. Il documento di Bruxelles conferma anche che ” al fine di evitare che l’impiego di risorse pubbliche non impedisca gli investimenti privati nelle aree identificate, le autorità pubbliche dovranno verificare che non vi siano investitori privati che abbiano piani d’investimento previsti nell’area interessata”.



   

 

 

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