Iran: The Smoking Gun? Dubbi su intenzioni pacifiche del programma nucleare iraniano

di GeoPoliticalCenter

28 mag – Era il pomeriggio di venerdì 25 maggio, quando un comunicato di poche righe estratto da un rapporto dell’ IAEA  l’agenzia delle Nazioni Unite, incaricata di vigilare sulle attività nucleari civili o militari che siano, a livello mondiale, ha cambiato radicalmente e per sempre lo status del programma nucleare dell’Iran. Un breve comunicato, del quale GPC, ha dato notizia e che in sintesi recitava così: nei campioni su terreno raccolti nelle immediate vicinanze del sito per arricchimento dell’uranio di Fordow, sono state riscontrate minime tracce di uranio con una percentuale di arricchimento prossima al 27%.

Una notizia shock. Nel terreno nei pressi di Fordow alla data del 15 febbraio, e cioè oltre tre mesi fa è stato repertato dell’uranio con una percentuale di U 235 al 27%. La repubblica iraniana ha dichiarato di essere arrivata ad un arricchimento del 20% per scopi di ricerca e per scopi medici, ma arrivare al 27%  non era previsto e non è stato dichiarato.

L’ambasciatore iraniano presso la sede di Vienna dell’IAEA ha ribadito la natura pacifica del programma iraniano e dalla madrepatria giungono dichiarazioni che parlano di un errore tecnico che ha portato la percentuale di U235 al 27%. I responsabili iraniani accusano anche numerosi media internazionali di aver trasformato un problema tecnico in un problema di natura politica. La cosa lascia perplessi i nostri analisti, anche se uno scostamento del genere è possibile, ma il fatto di avere trovato all’esterno del sito, e non all’interno, l’uranio arricchito al 27% lascia aperta la possibilità che all’interno di Fordow si possano trovare quantità discrete di uranio al 27%.

I media tradizionali hanno dato poca importanza alla cosa e cosa singolare nessuna voce da nessun paese che non sia l’Iran si è levata per commentare la notizia. Neppure in Israele dove il dibattito sull’Iran e il suo programma nucleare è argomento di discussione quotidiana nessuna voce si è levata per commentare questo rapporto dell’IAEA. Probabilmente le grandi potenze e Israele erano già a conoscenza di questi risultati e anche per questo i negoziati di Baghdad sono falliti, tuttavia la programmazione di un ulteriore round di colloqui tra tre settimane a Mosca non ha avuto un buon impatto sulla leadership di Tel Aviv.

Contestualmente alle parole giunte da Vienna e al fallimento dei vertice di Baghdad sui media iraniani sono state presentate dichiarazioni di politici e militari di alto livello che dopo molte settimane di silenzio sono tornati a parlare di possibili aumenti del prezzo del greggio e di nuove esercitazioni aeronavali che sono programmate in questo anno nelle acque del Golfo Persico, dello Stretto di Hormuz e del Golfo di Aden. Dichiarazioni che nel periodo compreso tra il vertice di Istanbul e quello di Baghdad erano scomparse dai media dell’Iran.

In sintesi non possiamo affermare che sia stata trovata la Smoking Gun tanto invocata da una parte dell’amministrazione americana, ma dobbiamo osservare che un ritrovamento di questo genere può far dubitare anche i più scettici delle intenzioni strettamente pacifiche del programma iraniano. Fin che non si troverà uranio arricchito a percentuali superiori al 35% si potrà concedere il beneficio del dubbio nei confronti delle attività che si svolgono a Fordow, ma se si troveranno all’esterno del sito queste particelle al 35% con grande possibilità all’interno del bunker potrebbe trovarsi già uranio con caratteristiche “Weapon-Grade” e forse se non una testata  quantomeno un dispositivo atomico potrebbe essere assemblato o in via di assemblamento.

Questo fatto quindi non è la Smoking Gun del programma nucleare iraniano, ma il segnale che all’interno di quella montagna, intangibile dalle bombe Bunker Buster israeliane, ma vulnerabile alle Massive Ordnance Penetrator da 13000 Kg americane che possono essere trasportate solo dai bombardieri B-2 e B-52, si potrebbe lavorare  a qualcosa che va ben oltre i limiti del trattato di non proliferazione tanto caro all’amministrazione americana.

Infine vi proponiamo un articolo del giornale israeliano Haaretz sull’argomento e uno dell’Ansa.

 



   

 

 

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