Rapporto Istat: salari reali fermi al 1993. Povera una famiglia su tre, nascono stranieri

22 mag – E’ peggiorata la condizione delle famiglie piu’ numerose: nel 2010 risulta in condizione di poverta’ relativa il 29,9% di quelle con cinque e piu’ componenti (piu’ sette punti percentuali rispetto al 1997). Lo rileva l’Istat nel Rapporto annuale 2012 sulla situazione del paese. Nelle famiglie con almeno un minore l’incidenza della poverta’ e’ del 15,9%.
Complessivamente sono 1 milione 876 mila i minori che vivono in famiglie relativamente povere (il 18,2% del totale); quasi il 70% risiede nel Mezzogiorno.

In presenza di una continua riduzione della propensione al risparmio, negli ultimi 15 anni la poverta’ relativa ha registrato una sostanziale stabilita’. La percentuale di famiglie che si trovano al di sotto della soglia minima di spesa per consumi si e’ mantenuta intorno al 10-11%. Resta ampio il divario territoriale: al Nord l’incidenza della poverta’ e’ al 4,9%, sale al 23% al Sud.
Le retribuzioni da lavoro dipendente hanno aumentato la loro incidenza sul reddito disponibile delle famiglie, passando dal 39,3% del 1992 al 42,8% del 2011. Al contrario, i redditi da lavoro autonomo hanno complessivamente ridotto il loro contributo alla formazione del reddito disponibile, dal 28,8% del 1992 al 25,3% nel 2011. Il contributo dei redditi da capitale alla formazione del reddito disponibile si e’ piu’ che dimezzato, passando dal 16,1% del 1992 al 6,8 % del 2011. Negli ultimi vent’anni le prestazioni sociali alle famiglie hanno contribuito positivamente alla dinamica del reddito disponibile; la loro quota e’ infatti aumentata dal 24,5 del 1992 al 32% del 2011.
Nello stesso periodo il carico fiscale corrente sulle famiglie e’ passato dal 13,2% degli anni 1992-1996, al 14,1% del periodo 2001-2007, per raggiungere il 15,1 % nel 2011.
Nel 2011 la capacita’ risparmio delle famiglie e’ calata attestandosi attestandosi sui livelli del 1990. E’ quanto emerge dal rapporto annuale 2012 dell’Istat sulla situazione del paese.
“A seguito del contemporaneo aumento dei prezzi si e’ determinata una contrazione del potere d’acquisto delle famiglie (cioe’ il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) dello 0,6 per cento. Per compensare la diminuita capacita’ d’acquisto- si legge- le famiglie consumatrici hanno ridotto di 0,9 punti percentuali la propensione al risparmio (definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile), portandola all’8,8 per cento, il valore piu’ basso dal 1990. Nella parte finale dell’anno la propensione al risparmio ha registrato una leggera risalita (al 9,1 per cento), favorendo un’accelerazione della caduta dei consumi”.

SALARI FERMI AL 1993 – I salari reali sono rimasti fermi in Italia negli ultimi 20 anni. Lo sottolinea l’Istat nel suo rapporto annuale. “Tra il 1993 e il 2011- spiega l’Istat- le retribuzioni contrattuali mostrano, in termini reali, una variazione nulla, mentre per quelle di fatto si rileva una crescita di quattro decimi di punto l’anno”.

L’ITALIA E’ UN PAESE SEMPRE PIU’ VECCHIO – L’aumento della sopravvivenza e la bassa fecondita’ contribuiscono a una maggiore presenza di ultrasessantenni. Attualmente si contano 144 persone di 65 anni e oltre ogni 100 con meno di 15: una proporzione che era di 97 a 100 nel 1992. In Europa solo la Germania registra un valore piu’ alto (154). E’ quanto emerge dal Rapporto annuale 2012 dell’Istat sulla situazione del Paese, secondo cui gli uomini in media vivono 79,4 anni e le donne 84,5. Un dato che colloca i uomini italiani al secondo posto in Europa per la speranza di vita, superati solo dagli svedesi (79,4 anni), mentre le donne sono al terzo posto per longevita’ dopo Francia e Spagna (85,3 anni in entrambi i Paesi). Secondo l’Istat, a partire dal 1992 gli uomini hanno guadagnato 5,4 anni di vita media e le donne 3,9 anni: grazie alla riduzione della mortalita’ nelle eta’ adulte e senili. Il guadagno di 2,1 anni in entrambi i sessi e’ dovuto a un minor numero di decessi per malattie del sistema circolatorio si deve un guadagno di 2,1 anni in entrambi i sessi, mentre la riduzione della mortalita’ per tumori maligni ha contribuito per 1,2 anni all’incremento della vita media degli uomini e per 0,6 anni a quello delle donne.

NASCONO STRANIERI – I nati in Italia da almeno un genitore straniero sfiorano i 105mila nel 2010, quasi un quinto del totale delle nascite, dieci volte di piu’ rispetto al 1992. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale 2012 dell’Istat sulla situazione generale del Paese. Secondo l’analisi aumentano contemporaneamente le ‘seconde generazioni’, ovvero i minori stranieri residenti: 993mila nel 2010 (il 21,7% del totale dei cittadini stranieri residenti). Ne consegue che la presenza nelle scuole di alunni con cittadinanza straniera e’ in costante crescita: nell’anno scolastico 1994/1995 risultavano iscritti meno di 44mila stranieri, valore inferiore a sei studenti ogni mille, nel 2010/2011 si arriva a quasi 711mila, vale a dire 79 su mille.

2011: L’ANNO NERO DELL’OCCUPAZIONE GIOVANILE. A partire dal 2008 il tasso di disoccupazione dei 18-29enni ha avuto un’impennata raggiungendo il 20,2% nel 2011, facendo registrare la massima distanza dal 1993 con il tasso di disoccupazione complessivo (8,4%). È quanto spiega l’Istat nel Rapporto reso noto oggi. Nel 2011 i Neet (15-29enni che non studiano e non lavorano) sono 2,1 milioni. La quota dei Neet e’ piu’ alta nel Mezzogiorno, 31,9%, un valore quasi doppio di quello del Centro-nord, con punte massime in Sicilia (35,7%) e in Campania (35,2%).

I GIOVANI RESTANO “FIGLI” sempre piu’ a lungo, tra 25 e 34 anni quattro su dieci vivono ancora nella famiglia d’origine. Il 45 per cento dichiara di restare in famiglia perche’ non ha un lavoro e/o non puo’ mantenersi autonomamente. Si dimezza in vent’anni la quota di giovani che escono dalla famiglia per sposarsi. È quanto certificano i dati del Rapporto annuale dell’Istat sul paese. I matrimoni sono in continua diminuzione, poco piu’ di 217 mila nel 2010, nel 1992 erano circa 100 mila in piu’. Chi si sposa sempre piu’ spesso sceglie il rito civile, soprattutto al Nord (48 per cento dei matrimoni) e al Centro (43 per cento).

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