Le quattordici vacche grasse

21 mag – Gli aspiranti pifferai magici del G8 tentano, con il loro comunicato finale, di convincere i mercati  che il debito europeo è da comprare. E non solo da comprare, ma anche a più modici tassi. Una specie di bengodi finanziaria alla “omnes fratres sumus”; mentre i mercati se ne sbattono delle solite supercazzole dei comunicati finali emessi dai “grandi” e delle loro passerelle davanti alle telecamere.

Camp David degli scravattati (salvo Hollande, che non aveva capito il “dress code”) o Rocca Cannuccia del “venite come cacchio volete” sono un rituale scontato e ridicolo, una spesa inutile in tempi grami; un insulto alla telematica e alle sue ubiquità.
Così va il mondo dei parolai fancazzisti che vorrebbero impifferare  i mercati.

Siamo messi male, se i nostri rappresentanti, spesso da noi non eletti ma cooptati in vacanza di democrazia, pensano di risolvere problemi inaccessibili con i balletti dei meeting internazionali.
I mercati se ne fregano e vanno avanti per la loro strada.
Lo spread è la risposta quotidiana a tutte le meline del mondo politico.
Il sogno biblico delle sette vacche grasse e delle sette vacche magre si è trasformato in quello dove  non esistono vacche magre.
Dovremmo invece ricordare che, allentando la cinghia quando è consentito,  bisogna tornare a stringerla quando non lo è  più.

Guglielmo Donnini



   

 

 

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