UE: 100 miliardi di euro per finanziare politiche climatiche in Paesi emergenti

9 mag- I ministri delle finanze della Ue ne discuteranno il prossimo 15 maggio, quando a Bruxelles affronteranno insieme ai temi della crisi europea anche quello della destinazione dei fondi ricavati dalla vendita dei certificati ETS, le emissioni di Co2, estesi dall’inizio di quest’anno alle compagnie aeree. Il così detto diritto di sorvolo dello spazio UE, che ha già suscitato polemiche e minaccie di contromisure da parte dei maggiori players dell’aviazione mondiale, Stati Uniti in testa, seguiti da Cina ed India.

La stima del valore dei certificati ETS acquistati dalle compagnie è di 100 miliardi di euro, una bella somma in tempi di austerità, che dovrebbe essere destinata a finanziare politiche a favore del clima nei Paesi emergenti. Secondo Lies Craeynest, portavoce della Oxam, l’organizzazione internazionale che si batte per ottenere un maggior impatto nella lotta globale contro la povertà e l’ingiustizia, questo “sarebbe un segnale chiaro che l’inclusione da parte dell’Unione Europea del trasporto aereo nel sistema ETS è una misura a favore del clima per ridurre le emissioni, piuttosto che una tassa sul settore delle compagnie aeree internazionali”.

Se approvato, il documento sarebbe l’impegno più esplicito e concreto mai preso dai governi dei Paesi ricchi per la capitalizzazione del ‘Green Climate Found” mai preso dalla conferenza di Dourban dello scorso dicembre. Un risultato che però non deve essere dato scontato, sono infatti contrari Polonia e Lituania che vogliono che la determinazione non sia compresa nella bozza finale del documento

Il testo all’approvazione dei ministri raccomanda inoltre alla UE e agli altri Paesi sviluppati di lavorare con maggiore proficuità “all’identificazione di un percorso che fissi gli investimenti per il clima dal 2013 al 2020”. Un testo, in questa formulazione, già annacquato perché in un primo tempo si prevedeva che fosse solo la UE a dettare l’agenda ed i Paesi a seguirla. Ora invece, tutti sono chiamati al tavolo delle decisioni.

La Ue si era già impegnata a finanziare con 7 miliardi di euro la fase di start up dei progetti per gli interventi a favore del clima nei Paesi in via di sviluppo anche se gli ambientalisti sostengono che si tratti di una carità pelosa, ricavata dallo storno di danaro. adnk

 



   

 

 

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