Grecia: Voto cruciale anche per Ue. Risultato mai cosi’ incerto, verso fine bipartitismo

ATENE, 6 Maggio – E’ il momento della verità per Atene: dalle 7 (ora locale, le 6 in Italia) di domattina, quasi 10 milioni di greci andranno alle urne per decidere essenzialmente se continuare con la linea dell’austerità chiesta dall’Europa, o trovare strade ‘alternative’, che non sono probabilmente neanche del tutto chiare ai partiti che avversano le misure draconiane varate dal governo del tecnico Lucas Papademos. Un risultato, quello greco, che rischia di scuotere i complessi equilibri dell’eurozona che tenta di uscire dalla crisi. Le urne si chiuderanno alle 19 (le 18 in Italia) e subito dopo dovrebbero esser diffusi gli exit poll. La sfida principale è tra i due grandi partiti della politica ellenica, il socialista Pasok, e il conservatore Nea Dimokratia (ND), in vantaggio negli ultimi sondaggi legali, quelli del 20 aprile, sondaggi che però indicano la fine del sostanziale bipartitismo degli ultimi decenni. Sondaggi riservati dei partiti dicono che i consensi per queste formazioni storiche sarebbero in aumento nelle ultime ore: ND si attesterebbe attorno al 28%, mentre i socialisti supererebbero il 20. Un dato che sosterrebbe l’ipotesi di una ‘grande coalizione’ dei due partiti, un esito che, nonostante tutto, sembra raccogliere il consenso della maggioranza assoluta dei greci. Al terzo posto, sempre secondo i sondaggi in mano ai vari partiti, che non possono per legge pubblicarli in Grecia, si piazzerebbe il partito di sinistra Syriza, con un 10%. Ma tutti i rilevamenti, comunque, indicano un Parlamento spezzettato che potrebbe essere composto da ben 10 partiti (sui 32 in corsa), tra cui Chrysi Avgi, formazione di ispirazione neonazista sospinta dal malcontento popolare. Il conteggio delle schede inizia subito dopo, e solitamente non termina fino alle prime ore del mattino. A causa della prevista frammentazione del voto, ritardi saranno possibili. Una volta annunciati i risultati ufficiali, la costituzione greca prevede che il leader del partito di maggioranza relativa (che ottiene un ‘bonus’ di 50 seggi, che sono 300 in tutto) sia chiamato dal presidente della Repubblica a formare un governo. Per governare da solo un partito necessita una percentuale tra il 36,4% e il 42,7%, perchè questa cambia a seconda del numero dei partiti che superano lo sbarramento del 3% ed entrano al ‘Vouli’ (il parlamento ellenico). Il leader del partito di maggioranza ha dunque tre giorni per formare un governo (ovviamente se ha la maggioranza assoluta questo tempo basta ed avanza, le cose cambiano se c’è bisogno di una coalizione); se non ci riesce, il quarto giorno la palla passa al leader della seconda forza per voti, e dopo altri tre giorni in assenza di soluzioni al partito terzo classificato. Infine, se non c’è nessun accordo dopo l’ultimo round di tre giorni, il presidente chiama tutti i leader di partito e chiede un governo di unità nazionale. Se questo non accade, si torna al voto, nel giro di un mese, con un governo ad interim creato solo per gestire il nuovo voto. I greci aspettano di sapere quale sarà il loro futuro. E l’Europa aspetta per sapere la scelta della Grecia. Se vinceranno, o avranno un peso rilevante in una coalizione, i partiti anti-austerità, il piano di ‘salvataggio’ della Grecia potrebbe finire in pezzi. Con conseguenze imprevedibili per la moneta unica e per i paesi che ne fanno parte. Ma anche e soprattutto per i greci, a quel punto più soli davanti alla crisi.

dall’inviato Patrizio Nissirio



   

 

 

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