Lega licenzia il “Bancomat” del Trota. L’autista con riprese ha tradito la fiducia

MILANO, 29 Aprile – Il ‘benservito’ della Lega è arrivato anche a Alessandro Marmello, l’autista e bodyguard di Renzo Bossi che una ventina di giorni fa ha denunciato alla stampa e poi ha ripetuto ai magistrati milanesi che indagano sui fondi del Carroccio, di essere stato il “bancomat” del figlio di Umberto Bossi. Ieri Marmello, come è accaduto anche al suo collega Oscar Morando, ha ricevuto la lettera di licenziamento firmata dal nuovo tesoriere di via Bellerio, Stefano Stefani, e che, come ha spiegato il suo legale, l’avvocato Franz Sarno, verrà “impugnata perché i motivi sono pretestuosi e infondati”. “Quando fai determinate azioni – ha commentato l’ex autista del Trota – devi aspettarti un po’ di tutto. Il licenziamento era una possibilità non remota, dopo la denuncia ai giornali”, con tanto di video per testimoniare come i soldi del partito venissero usati anche per ‘rimborsare’ le piccole spese del figlio del leader. “Sono stato costretto ad uscire allo scoperto – ha ripetuto – perché temevo guai e volevo risolvere la questione”, ma l’allora tesoriere Francesco Belsito, adesso indagato dalle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, “non mi ha ricevuto sostenendo che non aveva tempo per me”. E se Marmello ha aggiunto che negli ultimi mesi non voleva più lavorare con Renzo Bossi perche si sentiva a “disagio” e “ostaggio” in quanto doveva essere disponibile 24 ore su 24, il suo avvocato ha precisato i motivi del licenziamento: “ha eseguito riprese non autorizzate tradendo così la fiducia del suo datore di lavoro, cioé della Lega”.

Nella lettera inoltre, riassume il legale, si specifica che “avrebbe dovuto avvertire i dirigenti” del carroccio, “cosa che ha cercato di fare ma non gli è stata data udienza”. Inoltre, prima di rivolgersi al settimanale ‘Oggi’ (per questo è stato anche querelato dal figlio di Bossi) “doveva denunciare i fatti in Procura – ha proseguito Sarno -, ma in realtà non essendo pubblico ufficiale non aveva alcun obbligo di denuncia. In più, non essendo in grado di individuare quale tipo di reato sarebbe stato commesso da Renzo Bossi, c’era il rischio che commettesse il reato di calunnia”. Infine, oltre al fatto che il ‘benservito’ è arrivato mentre Marmello è in malattia (“é vietato dalla legge”), nella lettera si sostiene che l’ex autista “non ha accettato la proposta di essere adibito ad altre mansioni con la conseguente riduzione dello stipendio. Cosa, anche questa – ha aggiunto l’avvocato – che non corrisponde al vero”. Intanto dalle indagini della dda di Reggio Calabria, emergerebbe che Belisto avrebbe svolto un’attività di dossieraggio non solo contro Roberto Maroni, ma anche su altri esponenti del partito quali Marco Reguzzoni e Giancarlo Giorgetti. In alcune memorie informatiche sequestrate all’ex tesoriere del Carroccio sarebbero state trovate fotografie e varie informazioni riservate, ora al vaglio degli inquirenti e investigatori, che sarebbero state ottenute anche con l’aiuto di complici che avrebbero consultato banche dati e archivi. Da una prima analisi del materiale sarebbe emersa, inoltre, l’esistenza di un sito internet attraverso il quale, con una password condivisa, Belsito e coloro che erano in contatto con lui, potevano scambiarsi informazioni senza dover ricorrere alla posta elettronica con il rischio di essere intercettati. A ciò si aggiunge il sospetto di un conto cifrato in Svizzera attraverso il quale l’ex amministratore avrebbe fatto investimenti. Il conto, si ipotizza, potrebbe essere stato messo a disposizione degli emissari milanesi della famiglia di ‘ndrangheta dei De Stefano di Reggio Calabria per riciclare il denaro provento delle attivita’ illecite di una delle cosche più potenti della Calabria. Nell’archivio elettronico vi sarebbero anche dei riferimenti ad appalti esteri di Finmeccanica e Fincantieri, di cui Belsito è stato vicepresidente.

di Francesca Brunati



   

 

 

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