Pignoramenti di Equitalia: nuovi vincoli sugli stipendi, ma niente di buono.

IMOLA, 27 Aprile – L’articolo 3, comma 5, del decreto legge 16/2012, apporta alcune interessanti novità ai limiti di Equitalia in merito ai pignoramenti esattoriali di stipendi, remunerazioni varie e altre indennità. Vediamo nel dettaglio cosa cambierà per tutti i contribuenti italiani, quali sono i nuovi limiti di pignoramento, e in che modo il governo intende velocizzare le procedure esecutive. Ecco nel dettaglio le principali novità:

  • · Notifica: una prima importante novità riguarda il “peso” della notifica. Fino ad oggi, infatti, per pignorare i crediti che il debitore vanta nei confronti dei terzi, Equitalia poteva semplicemente citare il datore di lavoro a comparire in Tribunale per dichiarare l’esistenza di un credito del debitore. D’ora in poi, invece, l’atto di pignoramento può contenere l’ordine al terzo di pagare direttamente al concessionario, fino alla concorrenza del credito. Una procedura più snella, che eviterà al datore di lavoro di andare in Tribunale per fatti che non lo riguardano direttamente. (Grazie come siete buoni…..)
  • · Somme pignorabili: una seconda novità riguarda le somme pignorabili. In particolare, le somme dovute a titolo di stipendio, salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate da un privato creditore che abbia un titolo esecutivo o da un soggetto pubblico. Ad essere innovato è il pignoramento attraverso l’agente per la riscossione. Prima del decreto il limite al pignoramento era di un quinto dello stipendio. Dalla data di pubblicazione della legge le somme pignorabili non potranno eccedere il 10% per importi fino a 2.500 euro, e un settimo per importi tra i 2.500 euro e i 5.000 euro. Il decreto legge dice altresì che chi ha stipendi o salari superiori a 5.000 euro, potrà subire il pignoramento fino a un quinto dello stipendio.
  • · Esproprio immobiliare: una terza novità è invece concernente l’esproprio immobiliare per crediti riscuotibili, con vendita all’asta degli immobili se l’importo del credito per cui si procede supera complessivamente i 20 mila euro. Non sarà possibile procedere all’espropriazione se il valore del bene è inferiore a 20 mila euro. Per crediti inferiori a tale importo, non si può iscrivere ipoteca sull’immobile: una misura che punta a snellire l’attività esattoriale.

I precedenti auspici degli operatori di settore

Ad approfondire e prevedere cosa potrebbe accadere è Mario Sensini, sul Corriere della Sera, che in proposito ai due articoli da inserire nel decreto legge sostiene: “I due articoletti che si aggiungono al testo del decreto legge in preparazione sono stati suggeriti direttamente da Equitalia con l’evidente scopo di migliorare il rapporto con i contribuenti, divenuto molto teso dopo l’inasprimento della normativa sulla riscossione dei tributi“.

“Ma se da una lato” – prosegue Sensini – “il fisco dimostra la volontà di venire incontro ai contribuenti che comunque stanno pagando le tasse, dall’altro continua a mostrare il pugno duro nei confronti dei furbi. Al decreto si aggiungono, infatti, anche nuove norme per contrastare l’evasione fiscale”.

Per quanto concerne le norme anti-evasione, possibili cambiamenti potrebbero essere i seguenti, afferma Sensini: “ad esempio, i contribuenti soggetti agli studi di settore che non risponderanno ai questionari del fisco, oppure indicheranno dei dati falsi, saranno sottoposti ad un accertamento analitico-induttivo. Se fino a ieri, ignorando i questionari, si rischiava solo una sanzione pecuniaria, da ora in poi si correranno rischi pesanti. E l’inserimento nell’elenco dei contribuenti da sottoporre agli accertamenti sarà automatico, senza via di scampo. La falsificazione dei questionari degli studi di settore, un supplemento di informazioni richieste dall’amministrazione fiscale, viene dunque considerata come un indicatore attendibile di possibile evasione, e la conferma si è avuta dai recentissimi blitz della Guardia di Finanza negli esercizi commerciali delle grandi città e delle località turistiche. La quasi totalità degli esercizi che non battevano regolarmente gli scontrini fiscali, aveva anche falsificato in qualche modo i questionari inviati dall’Agenzia delle Entrate sugli studi di settore. Che, per inciso, quest’anno potrebbero subire un ritardo di circa un mese per la messa a punto dei nuovi indici di coerenza economica”.

Tutto qui? Non proprio, perchè a detta del giornalista del quotidiano la riscossione potrebbe diventare significativamente meno dura: “Potranno consolarsi, in compenso, imprese e contribuenti che pizzicati dal fisco in passato stanno comunque onorando il proprio debito tributario. Il nuovo decreto interverrà direttamente sui pignoramenti che gli agenti della riscossione possono ottenere a tutela del credito fiscale. Nel caso delle aziende o delle società di artigiani o professionisti, il decreto stabilirà, che se Equitalia dovesse procedere al pignoramento dei beni strumentali, il titolare ne venga nominato custode giudiziario. Così che l’imprenditore, custode dei macchinari aziendali, possa continuare a farli funzionare, garantendo la sopravvivenza dell’impresa e la possibilità che questa ripaghi anche il debito fiscale”.

Per quanto infine concerne i pignoramenti della busta paga, Sensini ricorda come “sempre per tutelare il suo credito, Equitalia può procedere anche al pignoramento di una parte dello stipendio del contribuente, se questi non ha altri beni che possano garantire l’amministrazione fiscale. La norma oggi prevede che possa essere pignorato il quinto dello stipendio, ma il nuovo decreto prevede che possa essere anche una percentuale inferiore, fino al decimo dello stipendio. La quota che il fisco potrà “congelare” dipenderà in sostanza dall’assegno mensile, e se si tratta di uno stipendio basso, è molto probabile che la quota di un quinto venga ridotta, fino ad essere dimezzata”.



   

 

 

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