Malgoverno: Peter Panne e l’isola che non c’è

ROMA, 23 Aprile – Mentre la Francia potrebbe consegnarsi al moscio-Hollande, per l’insipienza di Sarkozy, che ha rafforzato gli interessi teutonici della Merkel, sacrificando i francesi e tutto il resto d’Europa; Monti veleggia sulla rotta dell’isola che non c’è, dove si trovano gli onirici siti dei bambini che non vogliono crescere. Potremmo dare un nuovo soprannome al grave (in tutti i sensi) Professore di Varese: Peter Panne, mutuando la seconda parte dal francese “panne”, che vuol dire avaria, guasto, rottura, soprattutto riferiti al motore di un autoveicolo. Dato che ci siamo, potremmo chiamare Trilli la Elsa Fornero, santa degli “esodati” dell’isola che non c’è. Queste nuovissime vittime del genio illuminato dei professori hanno trovato anch’esse la collocazione finale: “l’isola che non c’è”; insieme al volante “Peter Panne” (pensate alle tante ore di volo da novembre a oggi) e all’inseparabile e scintillante “Trilli” dalle lacrime d’oro. Potrà mai salvarci il magico e leggendario italico stellone? Tanto per non chiamarlo con quel certo nome vietato dalle maestrine. -guglielmo donnini



   

 

 

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