Italia in vendita: Ducati ad Audi per 860 milioni

BOLOGNA, 18 APR – Quando in un Paese ci sono meno nascite e più morti, è destinato a scomparire. Lo stesso vale in economia, quando ci sono meno iscrizioni e più cessazioni di imprese. Nel primo trimestre del 2012, si e’ allargata la forbice della vitalità delle imprese tra chi sceglie di entrare sul mercato creando una nuova attività (sono stati in 120.278 tra gennaio e marzo) e chi, al contrario, ne e’ uscito (146.368). Rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni sono diminuite di 5mila unità mentre le cessazioni sono aumentate di ben 12mila unità, con il risultato di un saldo del periodo pari a -26.090 imprese, che, volendo dare il giusto valore, la giusta Cifra alle parole, equivale a circa 300 aziende al giorno.

Questo è il bilancio nazionale,  nel giorno in cui viene ceduta la Ducati alla casa automobilistica Audi: secondo informazioni in nostro possesso l’acquisto del marchio di Borgo Panigale si è concretizzato pochi minuti fa per 860 milioni di euro del fondo Invest Industrial di Andrea Bonomi.

Ma ciò che deve far riflettere, sono i commenti e le considerazioni della politica dei palazzi romani, nonché quelli bolognesi, che si rallegrano o addirittura esultano su questa operazione. “Ci sentiamo più sicuri” ha detto qualcuno. Allora, la riflessione non può essere quella secondo cui, bisogna assumere la consapevolezza che questo paese è fallito, è morto. La conferma si ha rileggendo un articolo di Alessandra Nucci pubblicato sul Numero 203 di ITALIA OGGI (pag. 13 del 27/8/2011) dal titolo: Big shopping di aziende italiane” Le società francesi sono sempre le più attente e determinate, la giornalista bolognese pone il focus con un’attenta riflessione sui marchi di maggior prestigio del Made in Italy che finiscono sempre più in mani straniere.

L’elenco che fa Alessandra Nucci è infinto, anche se non completo, perché evidenzia solo i più importanti, a cominciare da: la pasta Buitoni e l’acqua Sanpellegrino, i cioccolatini Perugina, il panettone Motta, l’Antica Gelateria del Corso e la Valle degli Orti non sono più italiane ma di proprietà dell’azienda svizzera Nestlé. La francese Lactalis ha acquistato i marchi Galbani e Invernizzi, Cademartori, Locatelli e, lo scorso giugno, Parmalat. Agli spagnoli del marchio Agrolimen è andata la proprietà della Star, la società italiana leader nei dadi da brodo. Spagnola è anche Sos Cuetara, che ha acquisato la Minerva Oli (proprietaria del marchio Sasso), la Carapelli e, tramite la Unilever, la Bertolli.

La grande distribuzione in Italia è in mano ai francesi di Carrefour, Auchan, Castorama e Leroy Merlin. La catena Coin, fondata nel 1916 dal veneziano Vittorio Coin, oggi appartiene alla francese Pai Partners. La Standa, fondata nel 1931 da Franco Monzino, è finita all’austriaca Billa, controllata del gruppo tedesco Rowe. La anglo-olandese Unilever ha acquistato i gelati Algida, l’olio d’oliva Bertolli (poi ceduto alla spagnola Sos Cuetara), le confetture Santa Rosa e il riso Flora.

Nel campo dei prodotti di lusso sono passati alla Lvmh di Louis Vuitton la Emilio Pucci, l’Acqua di Parma e Fendi. Il marchio Gianfranco Ferrè è stato ceduto al Paris Group di Dubai, che fa capo al magnate Abdulkader Sankari. Gucci è da tempo sotto il controllo di Ppr, Pinault-Printemps-Redoute. Valentino dal 2007 è nelle mani della britannica Permira. Fiorucci è della società giapponese Edwin International. François Henri Pinault controlla le pelletterie di Bottega Veneta e le calzature Sergio Rossi. Di pochi mesi infine fa la cessione a Bernard Arnault dei gioielli di Bulgari, colosso mondiale da 20 miliardi di euro di ricavi.

La Safilo (Società azionaria fabbrica italiana lavorazione occhiali), fondata nel 1878, che oggi confeziona occhiali per Armani, Valentino, Yves Saint Lauren, Hugo Boss, Dior e Marc Jacobs, è diventata di proprietà del gruppo olandese Hal Holding.

Nel settore della telefonia, a Milano nel 1999 era nata Fastweb, una joint venture tra e.Bisom e la comunale Aem, ma oggi fa parte del gruppo svizzero Swisscom. Nel 2000 Omnitel è passata di proprietà del Gruppo Vodafone. Nel 2005 il gruppo Enel ha ceduto la quota di maggioranza di Wind Telecomunicazioni al magnate egiziano Sawiris, il quale nel 2010 l’ha passata ai russi di VimpelCom.

Nel campo dell’elettrotecnica e dell’elettromeccanica nomi storici come Ercole Marelli, Fiat Ferroviaria, Parizzi, Sasib Ferroviaria e, recentemente, Passoni & Villa sono stati acquistati dal gruppo industriale francese Alstom, presente in Italia dal 1998.

Nel 2005 le acciaierie Lucchini Spa sono passate di proprietà ai russi di Severstal, mentre rimane proprietà della famiglia italiana la Lucchini RS, che delle controllate anche all’estero.
Fiat Avio, a soli cinque anni di distanza dal primo volo dei fratelli Wright, nel 1908, e ancora oggi uno dei maggiori player della propulsione aerospaziale, è proprietà oggi del socio unico BCV Investments S.C.A., una società di diritto lussemburghese, che è partecipata all’85 per cento dalla società inglese Cinven Limited (il restante 15 per cento è di una società appartenente a Finmeccanica S.p.A. )

Benelli, la storica casa motociclistica di Pesaro, di proprietà del gruppo Merloni, nel 2005 è passata nelle mani del gruppo cinese QianJiang per una cifra aggiratasi fra i 6 milioni di euro, più il trasferimento dei 50 milioni di euro di debito annualmente accumulato.

Nel 2003 la SPS Italiana Pack Systems è stata ceduta dai Gruppi CIR alla multinazionale americana dell’imballaggio PFM Spa.

Nel 2005 il colosso italiano dell’energia Edison è passata, grazie a un’Opa, a Transalpina di Energia, società controllata pariteticamente dal gruppo francese EDF (Electricité de France) e da Delmi (controllata attraverso A2A dai Comuni di Milano e di Brescia).

In una transazione di meno di un mese fa Loquendo, azienda leader nel mercato delle tecnologie di riconoscimento vocale, sintesi vocale e identificazione del parlatore, che deteneva più di 25 anni di ricerca svolta nei laboratori di Telecom Italia Lab e un vasto portafoglio di brevetti, è stata venduta da Telecom alla multinazionale statunitense Nuance, per 53 milioni.

A tutto ciò, per onestà intellettuale, bisogna aggiungere che negli ultimi anni ad alcune acquisizioni estere si è tentato di opporre resistenza, ma inutilmente. BNL è stata acquistata da BNP Paribas. Abn Amro si è portata a casa la Banca Antonveneta lasciando nei guai il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio che a quella operazione aveva tentato di opporsi.

Com’è noto, un’azione di contrasto all’acquisizione di una grossa compagnia italiana che ha avuto successo c’è stata: è l’Alitalia, che era destinata a essere acquistata da Air France. Ma i sindacati italiani hanno fatto di tutto per sabotare la cordata italiana e si dice che alla fine è solo questione di tempo prima che ad Air France sia ceduta comunque. Nel frattempo, a scanso di equivoci, Parigi è diventata l’hub su cui deve ruotare il traffico aereo dell’Alitalia, e non più Malpensa, e questo nonostante fosse già in vista l’Expo 2015, proprio a Milano.

Infine, essendo un elenco infinito facciamo i dovuti aggiornamenti:

La Costa Crociere è dal 1997 in mano all’americana Carnival Corporation. Il marchio Gancia è stato ceduto a un oligarca russo Edilcuoghi ed Edilgres di Sassuolo sono passati ai turchi del Kale Group 2012. La giapponese Princes ha acquistato la Ar Alimentari, primo produttore italiano di pomodori pelati. Il più potente marchio della nautica italiana, Ferretti Group, è acquistato dal gruppo cinese Shandong Heavy Industry. Un’importante ceramica di Sassuolo è stata rilevata da un imprenditore turco.  La Omsa di Faenza, è stata delocalizzata in Serbia e oggi la Ducati.

 

 



   

 

 

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