I maro’ sbarcati per un inganno della polizia indiana

13 mar. – La comunita’ internazionale e’ al fianco dell’Italia nella vicenda dei maro’ arrestati in India, mentre la Farnesina sottolinea l’azione coercitiva” delle autorita’ indiane che ha indotto i militari italiani a scendere a terra.

Nell’incontro con il presidente del consiglio Mario Monti, Catherine Ashton, l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Catherine Ashton “si e’ impegnata a intraprendere ogni possibile ulteriore passo per arrivare a una soluzione positiva” della crisi. L’alto rappresentante, si legge in una nota diffusa dopo il colloquio a Bruxelles, “ha riferito al premier italiano sui piu’ recenti contatti avuti con le autorita’ indiane”. “Abbiamo avviato una sensibilizzazione a tutti i livelli, attraverso Paesi amici per riportarli a casa”, ha detto Terzi.

I nostri partner, ha aggiunto il capo della Farnesina, “sono interessati soprattutto al fatto che i militari impegnati in operazioni di pace e in azioni antipirateria debbano essere giudicati dai loro Paesi“.

Ricostruendo le tappe della vicenda, Terzi ha spiegato che la consegna dei maro’ italiani alle autorita’ indiane e’ avvenuta per “effetto di evidenti, chiare azioni coercitive da parte delle autorita‘”. La nave ‘Enrica Lexie’ “non avrebbe dovuto entrare in acque indiane – ha detto il ministro – e i militari non avrebbero dovoto essere costretti a scendere a terra.

Nel primo caso si e’ trattato di un sotterfugio da parte delle autorita’ indiane” che hanno attirato la nave nel porto di Kochi dicendo che avrebbe dovuto “contribuire al riconoscimento di sospetti pirati”; per il secondo punto, “la consegna dei maro’ – ha sottolineato Terzi – e’ avvenuta per effetto di evidenti, chiare azioni coercitive indiane”. Il ministro ha sottolineato come “l’azione coercitiva” sia stata portata avanti “da oltre trenta uomini armati della sicurezza indiana“, saliti a bordo per prevalere i due maro’ e portarli a terra; e sia stata compiuta nonostante “la ferma opposizione delle nostre autorita’ presenti”, tra cui l’ambasciatore italiano a New Delhi, Cutillo. E ha fatto presente inoltre che, in qualita’ di ministro, non aveva “titolo ne’ autorita’ ne’ influenza” per modificare la decisione del comandante dell’Enrica Lexie, di entrare in porto. “Pur tuttavia – ha aggiunto – ho avuto subito la convinzione che fosse urgente affermare la nostra opposizione alla pretesa indiana ad avere diritto esclusivo ad avviare accertamenti, inchieste e interrogatori”.

Intanto nel Kerala, il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, in procinto di rientrare in Italia per aggiornare il governo sulla situazione, ha oggi nuovamente incontrato i maro’. De Mistura -che in India sara’ sostituito dal direttore centrale per i Paesi di Asia e Oceania della Farnesina, Andrea Perugini, e dall’ambasciatore d’Italia a New Delhi, Giacomo Sanfelicen – e’ tornato a chiedere alle autorita’ indiane di far uscire i due maro’ dal carcere di Poojappura, a Trivandrum, e trasferirli nella ‘guest house’ della polizia di Kollam o comunque in una situazione adeguata al loro status. (AGI) .



   

 

 

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