Lamolinara, fonte al-Qaeda: pagata dai familiari parte del riscatto

10 mar. – E’ in volo verso l’Italia il C-130 dell’Aeronautica militare che trasferirà in Italia la salma di Franco Lamolinara, l’ingegnere italiano ucciso in Nigeria nel corso del blitz per la sua liberazione. Il velivolo è atteso a Ciampino intorno alle 14.30.

Intanto, si cerca ancora di ricostruire l’accaduto. Secondo quanto rivela all’agenzia di stampa mauritana ‘Ani’ una fonte di al-Qaeda nel Maghreb islamico e del gruppo locale Boko Haram, prima di arrivare al blitz dei giorni scorsi, condotto nel tentativo di liberare l’inglese Chris McManus e l’italiano Lamolinara, rapiti lo scorso maggio da un gruppo islamico locale, era in corso una fitta trattativa che avrebbe portato anche al pagamento di parte del riscatto chiesto dai sequestratori.

La fonte racconta quelli che sarebbero i particolari di questa vicenda, parlando della trattativa che a suo dire era quasi arrivata al termine, prima dell’intervento delle teste di cuoio nigeriane coadiuvate dall’intelligence britannica. Secondo questa fonte vicina ad al-Qaeda, quindi, “erano state avviate delle trattative per arrivare alla liberazione dei due ostaggi. I rapitori hanno anche telefonato ai familiari dell’ostaggio britannico che vivono a Manchester, in Gran Bretagna, ai quali hanno chiesto il pagamento di un riscatto pari a 5 milioni di euro e la liberazione di alcuni detenuti, prima che gli italiani entrassero nella faccenda”.

In base a questa versione dei fatti, solo a questo punto sarebbe iniziata una trattativa. Sempre la fonte di al-Qaeda racconta che “durante la trattativa i rapitori hanno dimostrato grossa elasticità nel tempo facendo molte concessioni a causa del lungo periodo di detenzione dei due. Hanno infatti rinunciato alla richiesta di rilascio di alcuni detenuti chiedendo soltanto il pagamento di un riscatto.

I mediatori hanno raccontato che la faccenda del pagamento del riscatto riguardava i familiari dei due ostaggi e non i loro governi. Dopo una lunga trattativa si era arrivati ad un accordo per il pagamento di un riscatto di un milione e 200mila euro”. Il racconto arriva quindi a “pochi giorni fa quando i rapitori hanno effettivamente avuto parte di questi soldi. Era prevista quindi la consegna in questi giorni del resto della cifra e successivamente i due ostaggi sarebbero stati consegnati ai mediatori. Ma i servizi segreti britannici e nigeriani hanno approfittato dell’occasione della trattativa per seguire i rapitori e individuare il luogo della detenzione e ci sono riusciti. E’ stato così che un commando nigeriano aiutato da esperti britannici ha assaltato il luogo di detenzione dei due ostaggi. E’ così arrivata velocemente la risposta dei rapitori che hanno ucciso i due ostaggi prima di combattere con gli assalitori”.

Diversa la ricostruzione del Daily Telegraph che cita fonti della sicurezza nigeriana: il raid scattato in Nigeria è stato deciso perché vi erano indicazioni che i loro rapitori volessero ucciderli per poi fuggire nel deserto verso il vicino Niger. Secondo questa ricostruzione, i sequestratori temevano un raid dopo che uno dei membri della banda era scomparso. Effettivamente l’uomo era stato arrestato martedì e aveva confessato agli investigatori il covo dei sequestratori e i loro numeri di telefono, permettendo agli inquirenti di intercettare le loro conversazioni. adnkronos



   

 

 

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