Avv.Miraglia sul Caso Caritas: “Le corde non curano mai”.

_MODENA, 10 Mar – Al di là dell’appoggio totale del Codacons – associazione per  i diritti del cittadino che attraverso il suo presidente, Fabio  Galli  il quale chiede un indagine in merito, le verifiche dell’eventuale mancanza di personale nell’istituto, l’eventuale evasione di protocolli sanitari da applicare, nessuna istituzione è intervenuta in merito se non per dare sostegno, appoggio, non già al ragazzo legato ma ai dirigenti dell’istituto e all’istituto stesso stesso.

Comune  Provincia e Ausl hanno di fatto sostenuto che il fine (l’incolumità del ragazzo) giustifica in questi casi l’intervento (illegittimo)  e perfino la maggior parte dei genitori degli altri ospiti del Caritas, hanno solidarizzato con le
istituzioni.

L’assessore alle politiche sociali F. Maletti, cui spetta il compito del controllo e che quotidianamente appare su i mass media si è trincerata in un, per cosi dire, dignitoso  silenzio, rinviando il suo intervento alla risposta in consiglio comunale ad un’ interrogazione delle minoranze.

Ancora una volta siamo costretti a constatare che legare a letto un handicappato (si badi bene) non un malato psichiatrico, impedendone i movimenti senza il suo consenso o quello dei suoi genitori, non fa scandalo.

Contenere una persona senza la sua volontà piaccia o no è contro la legge a meno che non esiste lo stato di necessità previsto dal Codice penale.

Dovrebbe, quindi, essere chiaro che la contenzione rimane una pratica illegale laddove applicata senza il consenso del paziente.

Nelle parole del Direttore pedagogico del Caritas l’intervento viene addirittura considerato terapeutico e addirittura quasi all’interno di un piano educativo individualizzato.

Come a dire: ti impedisco di farti del male,  tengo monitorato i tuoi comportamenti aggressivi in precise ore della giornata, per tutelare la tua incolumità.

Ho collaborato  al volume: “Italiani da slegare: contenzione, la vergogna del silenzio Koinè editore” che si avvale della prefazione del Presidente dell’ordine dei medici  modenesi e in ogni pagine del libro appare ad ogni punto di vista  che le corde non curano mai.

Di fronte ad un handicappato con ritardo mentale e in cui prevalgono soprattutto problemi di non autosufficienza e problematiche sociali: la contenzione è addirittura l’atto estremo della limitazione della libertà individuale.

Riferito ad un handicappato, assume costantemente connotazione negativa e suggerisce sempre: privazione di indipendenza, annullamento della personalità, condanna.

Contenzione è il termine che stempera i significati emotivi e negativi del “legare”.

Deve essere chiaro che dal “legare” che suggerisce violenza sull’individuo, al
“contenere” che indica un’inderogabile necessità assistenziale si passa per un percorso entro cui è difficile stabilire i limiti della liceità, della giustificabilità terapeutica, della necessità assistenziale.

Sono questi i motivi per cui trovo scandaloso il silenzio su queste tematiche e credo necessario che sul “legate gli handicappati” si debba aprire un dibattito
più severo , di quello relativo ai malati di mente.

Sarebbe opportuno che la risposta dell’assessore Maletti in consiglio comunale non fosse uno dei soliti interventi burocratici su cui non emerge nulla di operativo.

E’ indispensabile quindi un Consiglio comunale aperto alle famiglie, ai tecnici, agli amministratori al volontariato, etc…in merito.



   

 

 

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