Nigeria, humanus ab humo

OZZERO, 6 Mar – Seneca, dice che da qualunque punto della terra si può guardare il cielo. Con qualche rara eccezione, miniere, trasporti metropolitani e sommergibili atomici, la cosa è ancora democraticamente vera. Una dimostrazione, avallata da cotanta firma, è il luogo da dove ti parlo della Nigeria: Ozzero paesello perso nel Parco del Ticino a una ventina di km a Ovest di Milano, 1500 abitanti, tracce di civiltà che risalgono a prima ancora che la XIII Legio romana presidiasse il territorio, lasciandone tracce nella vicina Abbazia di Morimondo.

Anche i new media aiutano,ma come sempre il fattore umano ha il peso determinante. La generosità dei cittadini e cittadine di Ozzero ha portato il paese ad adottare un religioso africano: Padre George. Quindi io ti dirò qualche parola sulla Nigeria di Padre George, senza pretendere di volare alto in disquisizioni di politica internazionale, ma vedrai che in un certo senso è un punto di vista privilegiato.

Padre George è un uomo giovane, alto, stempiato, serenamente a suo agio qui come a Roma o nella savana, dove ogni tanto deve scappare portandosi dietro una frotta di seminaristi cui ha salvato la pelle più volte. Parla diverse lingue fra cui un italiano perfetto ed è africano anima e corpo, fino al midollo. Per l’Africa e i suoi abitanti si batte con le mani non risparmiandosi i lavori più banali e diffondendo una filosofia che in linea col suo, e aggiungo mio, Credo mira a liberare il suo Paese facendogli riscoprire le proprie radici e i propri valori culturali proiettati in una visione Cristiana.

Una robetta non facile dato che deve occuparsi oltre che dell’anima, anche dei corpi dei suoi assistiti. Padre George torna a Ozzero 3 o 4 volte all’anno, per raccogliere fondi e ritemprarsi. In queste occasioni ci raduniamo attorno a lui nel piccolo ma moderno Oratorio del paese, per fargli festa, dargli il nostro conforto morale e farci aggiornare sulla sua vita e sulla vita della Nigeria. Così abbiamo imparato le cose basilari di quello sciagurato paese, diviso tra nord e sud e con un bipolarismo religioso che diventa causa o pretesto di atrocità difficili da accettare al giorno d’oggi. Ma come ricordava lo scomparso Mons.Maggiolini citando un religioso poeta “se lacrime, se schiavi ancora rinserra/ è giovin la Terra”.

In qualche modo il nord islamico e il sud Cristiano si erano accordati per un’alternativa che vedesse alla presidenza una volta un islamico e la successiva un cristiano. Un pò claudicante, ma il sistema sembrava reggere, nonostante alcuni grossi interessi economici che fanno convergere lì interessi internazionali contrapposti. Poi il meccanismo è andato in pezzi e con lui anche migliaia di uomini, donne e bambini, fatti letteralmente a pezzi o bruciati.

Nel paese si dà un gran daffare una succursale di Al Qaeda: la sezione locale si chiama Boko Haram il cui nome è già tutto un programma. La traduzione letterale sta per “l’educazione occidentale è sacrilega”: Haram è il termine tranchant con cui viene designato tutto ciò che non è secondo i dettami del Profeta e quindi contro la sharia, impuro e peccaminoso.

Per fare un esempio facile da comprendere anche secondo la cultura occidentale, lo haram per eccellenza è la carne di porco. Si evidenzia così lo spregio insito nella scelta del nome e l’insulto sanguinoso lanciato all’Occidente.

E’ chiaro che con questa dichiarazione d’intenti il core business della pregiata ditta, viene ampliato rispetto ad una semplice concezione religiosa. Ecco spiegato il perché di attacchi non solo a Chiese e Oratori, ma anche a semplici Scuole.

Padre George racconta, e non è facile evitare di commuoversi, che uscendo in strada fa parte della quotidianità imbattersi in cadaveri abbandonati che nessuno si azzarda a rimuovere per timore di ritorsioni. Sotto un certo punto di vista la cosa mi colpisce ancora di più di una strage che capiti eccezionalmente. Il tono della voce del narratore è piana e lui riesce persino a sorriderci quasi a rincuoraci.

I giovani, secondo una cultura locale e molto diffusa non solo in Africa ma in tutti i paesi islamici, non sono res-nullius: sono proprietà del padre e come tali sfruttati se e quando se ne presenti l’occasione. Diversamente sono risorse da utilizzare nel modo più economico possibile, soprattutto per ciò che riguarda il loro mantenimento. Capisci che definire secondario il problema dell’istruzione è fare dell’understatement . Una volta solo ho visto il nostro religioso perdere la sua serenità: parlava proprio dei giovani e giovanissimi. Si è espresso con una crudezza da pugno nello stomaco: con tanto amore ma con terribile amarezza ha sospirato: “peggio delle bestie, vivono in condizioni per voi inimmaginabili, non sono più uomini .. “ Qualcuno ha scritto che il termine umano viene da humus, terreno. Qui è vero come non mai: una vita di “palta” diremmo dalle nostre parti, traducendo il lessico latino.

Ma lui continua giorno dopo giorno, seguendo e prevenendo le debolezze dell’animo africano, sul sentiero che è stato percorso da tanti e tante, passati poi alla storia o scivolati nell’oblio degli uomini. Le offerte vengono date quotidianamente per evitare che la concezione africana del domani, porti a sperperare quel poco oggi stesso.

Quando è possibile, invece di pagare un servizio, lo si fornisce. Non si danno i soldi per pagare le scuole, ma si fornisce l’insegnamento. Cosa apprezzata perché la Scuola pubblica è in condizioni immaginabili: in uno Stato dove non hai neppure la certezza di essere in vita l’indomani, l’insegnamento è scarso, irregolare e insufficiente. La Scuola privata si salva un po’ di più, ma in compenso ha costi proibitivi, accessibili solo ad una casta limitata di privilegiati che mitridatizzati da secoli di visioni di miseria e disuguaglianze, non si curano che del loro proprio.

Possiamo capire quando sorridendo quasi a scusarsi, Padre George ci racconta che a volte deve nascondersi per scappare da chi ancora non è potuto essere accolto e che grida e accusa di favoritismi.

Padre George invece non ci racconta le difficoltà di gestire le pratiche di culto a contatto con i mussulmani o in un paese islamico, perché pensa che noi già lo si sappia, come ho potuto personalmente verificare ponendogli pubblicamente la domanda.

Difficoltà che possono diventare i problemi per ristrutturare una Chiesa, o le campane che è meglio non suonare e tutti gli aspetti di una condizione da dhimmi che naturalmente lui rifiuta, ma da cui non può prescindere. Conferma coi fatti e con la sua testimonianza che nonostante si cerchi di negarlo disperatamente in Occidente, non si tratta solo di un problema di banditismo o di terrorismo. Fenomeni che esistono, ma che sono spesso sfruttati nel generale confronto e scontro di civiltà e valori.

Perché checchè ne dicano i politici o chi ritiene i nostri valori sacrificabili di fronte al valore del “crude” il petrolio, di questo si tratta: uno scontro di civiltà che finora ha sempre visto avanzare l’Islam, non per nulla coacervo di politica e religione.

Per aiutare Padre George è stata costituita la Onlus Nchekwube, che tradotto vuol dire Segno-di-Speranza. Se vuoi aiutare Padre George ad aiutare l’Africa, sarà un modo per batterti “per” qualcosa e non “contro” qualcuno.

Vittorio Malvezzi

Foto tratta da Settegiorni-sud Milano

 



   

 

 

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