Iran, vittoria dei clericali Ahmadinejad in un angolo

TEHERAN, 3 Mar – Come da copione, vince, anzi stravince il fronte conservatore guidato dalla Guida Suprema dello Stato, Ayatollah Ali Khamenei.

A farne le spese è il presidente Mahmoud Ahmadinejad, che era destinato comunque a lasciare per la fine del suo secondo mandato tra 18 mesi, ma ora si vede impegnato in una dura battaglia per la sopravvivenza politica.
La sua sconfitta è talmente grave che persino la sorella, la popolare Parvin
che veniva data vincente nella circoscrizione della città natale di Garmsar e
si era distinta nel consiglio municipale di Teheran, è stata battuta. I primi
risultati parziali dello spoglio delle schede per il rinnovo dei 290 membri del
parlamento dopo il voto di venerdì confermano le previsioni della vigilia: lo
scontro si è svolto sostanzialmente all’interno del campo conservatore. E ha
visto il trionfo del successore dal 1989 dell’Ayatollah Khomeini, il carismatico padre fondatore della Repubblica Islamica nata dalla rivoluzione del 1979 e in nome del quale Khamenei continua a rivendicare la legittimità a guidare il Paese. Alle precedenti legislative del 2008, quando Khamenei e Ahmadinejad erano alleati contro il fronte riformista legato all’ex presidente Mohammad Khatami e soprattutto guidato dai leader emergenti Mir-Hossein Mousavi
e Mehdi Karroubi, il campo religioso pareva in grado di raccogliere l’80% delle preferenze. Ma dopo i gravissimi scontri alle elezioni presidenziali del 2009, accompagnati alle accuse di brogli nella riconferma di Ahmadinejad e al sostanziale eclissarsi nella repressione violenta del fronte laico-riformista,
la dialettica politica «ufficiale » si è ristretta ai soli religiosi. Oggi Khatami è fuori gioco. E dal febbraio 2011 Mousavi e Karroubi sono agli arresti domiciliari: i loro candidati si sono ritirati, gli elettori astenuti in massa.
Nessuno pare più in grado di contrastare lo strapotere egemonico di Khamenei.
Con Ahmadinejad lo scontro è scoppiato oltre un anno fa, quando questi aveva cercato di allargare la sua base di potere influenzando i servizi di sicurezza e i circoli deimullah, ora scandalizzati dalla sua esaltazione «eretica» della superiorità dell’Islam iraniano contro l’ortodossia sciita. Sembra che da aprile Khamenei stia così pensando di limitare i poteri della figura del presidente e arrogarsi la prerogativa di nominare i prossimi. È su queste considerazioni che viene naturale guardare con sospetto ad un altro dato relativo al voto reso noto ieri: il tasso di partecipazione. Il ministero degli
Interni annuncia infatti trionfante un «eccezionale » quasi 65%. Circa nove
punti in più rispetto a quattro anni fa. «Altro che l’assenteismo degli americani e dell’Occidente, dove non esiste la nostra alta coscienza democratica! », esaltano radio e tv. Khamenei in persona ne fa un punto di
forza della propaganda: «Votare è un diritto e un dovere. Aiuta il Paese a
combattere le minacce esterne». Lo vede come un referendum al programma
nucleare, la luce verde alla politica di autarchia e sfida aperta contro Israele, gli Stati Uniti e l’Occidente in generale. Ma non esiste alcuna possibilità di verifica indipendente sul tasso di partecipazione. Il regime non accetta osservatori esterni. Anche i criteri di scelta dei candidati, che vanno approvati dal Consiglio dei Guardiani sulla base della loro «idoneità morale»,
appaiono per lomeno aleatori. I giornalisti stranieri ammessi nel Paese venerdìsono stati accompagnati in bus a 12 seggi prescelti nella sola Teheran scortatida uno stuolo di «traduttori», poliziotti e funzionari. «Non potete vederne altri», ci è stato detto. In diversi tra i seggi visitati l’afflusso era comunque modesto: c’erano più giornalisti che votanti. I tre visti da lontano dall’inviato del Corriere, non in bus, durante il pomeriggio erano deserti.
Impossibile però viaggiare nelle campagne, dove in genere il tasso di voto è
alto. Negli ultimi cinque giorni abbiamo invece incontrato centinaia di
cittadini che hanno sostenuto apertamente di non solo di non votare, ma
soprattutto di «non credere assolutamente più ai dati forniti da un regime che
ci ha imbrogliato nel 2009, arresta e perseguita gli oppositori e fomenta e
bella posta una cultura del terrore e dell’accerchiamento per giustificare la
repressione ». Ieri diversi reporter si sono addirittura visti bloccare l’accesso alla città religiosa di Qom. Sembra si temessero scontri tra le fazioni pro e contro Ahmadinejad.

Quotidianamente.net

 



   

 

 

1 Commento per “Iran, vittoria dei clericali Ahmadinejad in un angolo”

  1. non è che siamo molto lontani dagli standard italiani! Loro hanno l’ayatollah Khameni ed il “consiglio della rivoluzione” … da noi c’è il “consiglio dell’Europa” e l’ayatolqua Monti … in quanto alla propaganda di regime non vedete la propaganda mediatica in suo favore ?

Commenti chiusi

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