I dolori del Cavaliere. “Meno siamo, meglio stiamo”

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IMOLA23 Feb – Ho l’impressione che Berlusconi stia affrontando questo periodo, così difficile per lui e per il Paese, costretto e preso dalle sue permanenti ambasce con i giudici e i tribunali e, nello stesso tempo, preoccupato della pesante ricaduta sulle aziende di famiglia.
In politica, si era posto l’obiettivo di cambiare l’Italia e adesso si ritrova a fare i conti con se stesso e con l’immagine da lui riverberata sul Paese.
Putroppo, l’Italia non è cambiata .
Il cambiamento si scontra, ogni giorno, con milioni di volontà che sfuggono a
qualsiasi controllo e condizionamento.
Delle molte cose che succedono intorno a noi, ne percepiamo la consistenza quando sono di fatto accadute: non riusciamo a leggere il presente.
Se non riusciamo a leggere il presente, figuriamoci quale impresa possa essere la visione del futuro.
Berlusconi ha deciso di salire sul carro di Monti per non farsi travolgere dagli eventi. È l’ultima chance politica che gli rimane. L’appoggio dei suoi parlamentari al governo dei tecnocrati porrà un chiaro sigillo, ad esempio, sulle decisioni prese nella delicata materia del mercato del lavoro.
Potrà sempre dire:”Senza noi, nulla sarebbe potuto accadere”.
L’area del non voto e dell’incertezza ha superato ormai il 50%. Circa venti milioni di elettori sono stanchi della politica e dei politici.
I seggi elettorali potrebbero diventare punti di ritrovo per pochi intimi. Che canteranno, come un tempo Arbore: “Meno siamo, meglio stiamo”.

guglielmo donnini

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