Fareambiente, con ecoshopper a rischio 20mila posti e la salute

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17 febbr – ”Sono oltre 2mila le aziende italiane a concreto rischio chiusura se dovesse essere approvato l’art. 2 del decreto Rifiuti relativo ai sacchetti di plastica biodegradabile. E il totale dei posti di lavoro che si perderebbero superano le 20.000 unita’, a fronte di non oltre 1.000 unità che potrebbero crearsi”. Lo ha dichiarato Marco Banini, del Comitato nazionale Plastiche Biodegradabili, creato da Fareambiente, durante l’audizione nella commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Si tratta, ha aggiunto, ”dell’instaurazione di un monopolio nella produzione dei sacchetti biodegradabili; ancora piu’ grave se si considera che nell’azionariato dell’unica azienda in grado di produrre i sacchetti secondo le specifiche indicate – Mater Bi Spa – figurano tra gli altri Banca Intesa (socio di maggioranza) ed alcune società estere portoghesi, di Malta e del Lussemburgo. C’è una coincidenza strana: la norma tecnica non giuridica presa a riferimento EN 13432, e’ stata varata dal Cen, struttura belga che si avvale dello staff di Novamont, ovvero del nuovo monopolista», ha concluso Banini.

Sul fronte salute, Fareambiente ha chiesto, in un’audizione in commissione Ambiente della Camera, di verificare se i sacchetti biodegradabili “sono dannosi per l’ambiente e nocivi alla salute”. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) “in una sua determinazione scientifica, esaminata dalla Conferenza Stato-Regioni – ha detto Erica Botticelli, vicepresidente nazionale di Fareambiente, nel corso dell’audizione – precisa che la 14432 non serve a definire la biodegradabilità in generale ma soltanto quella in centri di compostaggio industriali. Significa che – ha aggiunto Botticelli – se dispersi nell’ambiente o trattati in altro modo, non assicurano la biodegradabilità”. “Secondo l’Ispra – ha proseguito la rappresentante di Fareambiente – l’utilizzo di amidi per la produzione di plastiche biodegradabili (sono utilizzati soltanto nel mater-Bi) sarebbe più dannoso per l’ambiente fino a 10 volte e più tossico per l’uomo sino a cinque volte la tossicità delle normali plastiche biodegradabili prodotte con additivi certificati biodegradabili”.

“Come Fareambiente – ha detto ancora Botticelli – riteniamo indispensabile che venga previsto nel decreto legge e successivamente nel decreto interministeriale, che un istituto scientifico terzo e prestigioso possa valutare attraverso specifiche ricerche eventuali danni alla salute derivanti dalla dispersione di tutti i sacchetti biodegradabili, innanzitutto quelli a base di mais, attualmente in commercio. Il legislatore non può varare norme obbligatorie – ha sottolineato Botticelli – che potrebbero mettere in pericolo la salute dei cittadini”. In tal senso, ha riferito, “é in discussione in commissione Ambiente del Senato un emendamento che prevede proprio la salvaguardia della salute. Su questo argomento coinvolgeremo le strutture europee di tutela della salute”. ANSA

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