Atene brucia: Almeno 18 edifici in fiamme. Molotov davanti Parlamento che vota piano austerity

ATENE 12 FEB – Atene brucia, ancora una volta. Una battaglia tra polizia e frange di black bloc ha segnato l’ennesima giornata drammatica per la Grecia, in cui un Parlamento assediato vota nella notte un nuovo, durissimo pacchetto di misure di austerità. Decine di migliaia di persone si sono radunate fin dalle prime ore del pomeriggio a piazza Syntagma, di fronte al parlamento ellenico, per far sentire la propria voce contro i tagli che finiranno per punire soprattutto le classi medio-basse, ma la violenza è esplosa quando una colonna di incappucciati attrezzati con passamontagna e maschere antigas che issavano le bandiere rosse e nere degli anarchici è arrivata lungo la centralissima via Stadiou e ha puntato diretta al cordone di polizia.

E’ scoppiato l’inferno, violentissimo, nel giro di pochi istanti. Ordigni artigianali fatti con bombolette di gas e molotov sono volati contro gli agenti, mentre la polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni. La piazza è stata scossa da boati uditi anche all’interno del Parlamento, dove ad un certo punto è penetrato anche l’odore acre dei gas. La folla si è in gran parte spostata dalla piazza, dove in serata è però tornata (nel bel mezzo degli scontri è stata anche notata la presenza del compositore ed attivista politico Mikis Theodorakis, 88 anni), mentre gli scontri si frammentavano.

Battaglie corpo a corpo nella via dello shopping Ermou, fuochi in terra ovunque, scontri nella parte di Syntagma più lontana dal parlamento, fermate dei bus date alle fiamme in via Panepistimiou, così come la sede di una banca, due cinema e una serie di negozi nei pressi dell’università, con il fuoco che ha avvolto anche i primi piani dei palazzi che li ospitavano. Sei manifestanti feriti, secondo l’ultimo bilancio ufficiale, e un numero imprecisato di agenti contusi, mentre le sirene delle ambulanze ululavano tra le strade e colonne di fumo nero si alzavano nel cielo.

Dentro al Parlamento, il dibattito si è surriscaldato prima del voto. Le forze politiche che sostengono il premier, ovvero i maggiori partiti, il conservatore Nea Dimokratia e il socialista Pasok, hanno chiesto un voto favorevole alle misure, che prevedono alcuni punti cruciali per ottenere la tranche di aiuti da 130 miliardi di euro: tagli di 15.000 addetti nel settore pubblico, liberalizzazioni delle leggi sul lavoro e taglio dello stipendio minimo da 751 a 600 euro al mese, mandato per il negoziato con le banche per il taglio del debito.

Senza quei 130 miliardi, la Grecia non potrà pagare il prossimo 20 marzo gli interessi sul debito, che ammontano a 14,5 miliardi. Ieri il premier Lucas Papademos aveva avvertito che senza il pacchetto di austerità per la Grecia sarà la “catastrofe”. E oggi è stato il suo ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, a evocare il baratro spiegando che “la scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile”.

Dalla Germania intanto, da mesi in Grecia il paese più odiato e messo all’indice dalla piazza come ‘responsabile’ della linea dura contro Atene, sono arrivate le parole del titolare delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble: “La Grecia verrà salvata in un modo o nell’altro, ma deve fare i propri compiti per diventare competitiva”. Secondo Schaeuble, Atene “rimarrebbe in Europa” anche se lasciasse l’euro. Ma se i governi dell’Eurozona vogliono evitare l’uscita della Grecia e sono pronti ad aiutarla, “altri non dovrebbero dare l’idea che non vogliono fare alcuno sforzo”, ha aggiunto.

ANSA: dall’inviato Patrizio Nissirio



   

 

 

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