Italia, Stato di polizia fiscale: 30 denari a chi fa lo spione! Aderisci all’iniziativa: “Io non sono uno spione”.

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MILANO 2 Feb – La commissione anti corruzione propone una ricompensa in denaro a chi denuncia un presunto evasore: la “soffiata” diventa uno strumento estremo per la ricerca dei reati. Così si rischia lo stato di polizia fiscale: se passa il premio per i delatori l’Italia diventa la Germania Est.

Il videoeditoriale di Nicola Porro: “La delazione non è uno degli strumenti che viene usato dalla democrazia”.

Aderisci alla nostra iniziativa: IO NON SONO UNO SPIONE. Scrivete al ministero del Tesoro alla mail: segreteria.ministro@tesoro.it

Verremo tutti svenduti per trenta danari? Ci faremo comprare con il ricompenso del 30% della somma recuperata
agli evasori denunciati? Saremo tutti spioni, sparsi in ogni dove, per captare qualsiasi movimento sospetto e “denunciare” il nostro vicino perché sospettiamo che non paghi le tasse o, magari solo, perché ci sta antipatico? Al vaglio della commissione anti corruzione ci sarebbe, a quanto pare, l’istituzione di un esercito di guardoni prezzolati a suon di
ricompense in denaro e arruolati non più tra le fila della Guardia di Finanza ma tra i semplici cittadini.

Vogliono trasformare l’Italia in un regime di polizia fiscale prendendo a modello la Germania dell’Est? Ovviamente è una provocazione, una suggestione per sottolineare un progetto che, se dovesse realizzarsi, limiterebbe di molto la
nostra libertà.

Ma andiamo con ordine. Ieri Claudio Borghi dava la notizia sul Giornale (leggi l’articolo): la Commissione per lo studio e
l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione sta affilando le unghie. L’idea è semplice e agghiacciante al tempo stesso: per debellare gli evasori si pensa di “riconoscere un premio in denaro non inferiore al 15 per cento e non superiore al 30 per cento della somma recuperata all’erario per chiunque segnalerà alla giustizia o alla Corte dei Conti condotte illecite che cagionano danno erariale o all’immagine della pubblica amministrazione”.

La proposta, qualora dovesse andare in porto, getterebbe il Belpaese in un clima da Stasi. Perché stanziare una ricompensa, o meglio: una taglia (perché di taglia effettivamente si tratta) sui presunti evasori denunciati significa fare carta straccia dei diritti di ogni singolo cittadino e trasformare la democrazia italiana in un “regime fiscale“.
“La democrazia ha quello che un liberale pensa essere fondamentale – spiega il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro – cioè la tutela dei diritti delle persone. E la delazione non è certo uno degli strumenti che viene usato dalla democrazia”.

Su un principio siamo tutti d’accordo: gli evasori devono rispondere davanti alla giustizia e pagare i propri “debiti” con lo Stato. Nessuna concessione a chi non paga le tasse, massima severità. Per raggiungere questo fine, però, il governo non può usare qualsiasi mezzo. C’è un limite invalicabile che è, appunto, la tutela dei diritti di ogni singolo cittadino. Fermo restando che l’evasione fiscale resta un problema da risolvere al più presto, la logica che porta a ricompensare chi
è disposto a fare la spia non ci piace e rischia di seminare l’odio e l’invidia sociale. Per questo invitiamo tutti i lettori a scrivere al ministero del Tesoro all’indirizzo mail: segreteria.ministro@tesoro.it.

Il Giornale.it

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