Italia paralizzata dai Tir: Ad Asti manifestante investito e ucciso da un camion

TORINO 24 GEN – Un autotrasportatore che stava manifestando sulla strada statale 10, ad Asti è stato investito mortalmente da un tir condotto da un tedesco. Secondo i primi riscontri della polizia stradale, si tratterebbe di un incidente. L’episodio è stato confermato da Trasporto Unico, l’organizzazione sindacale che ha indetto la protesta.

ITALIA PARALIZZATA, CHIESTA PRECETTAZIONE

di Massimo Nesticò

Partito dalla Sicilia,  lo sciopero dei tir ‘contagia’ tutta l’Italia, causando blocchi e disagi  alla circolazione e non solo. Domani stop per il primo turno di tutti  gli stabilimenti Fiat a causa del mancato rifornimento dei componenti. E  si fa concreto il rischio di un aumento di prezzi nei mercati. Il  Garante sugli scioperi attacca chiedendo la precettazione e parla di  blocchi “inaccettabili”. Il ministero dei Trasporti li definisce  “ingiustificati” ed il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri  assicura che “non saranno tollerati”. La protesta proseguirà fino a  venerdì, ma mercoledì è in programma un incontro che potrebbe essere  decisivo tra Governo e rappresentanti dei camionisti.

La  mappa delle proteste contro gli aumenti del gasolio, dei pedaggi  autostradali e dell’Irpef – sulle quali vigilano due gruppi di lavoro  riuniti al Viminale, uno centrato sull’ordine pubblico e l’altro sulla  circolazione – coinvolge quasi tutte le regioni. A Torino i tir hanno  bloccato la tangenziale Sud. In Campania code alle barriere  autostradali. Sulla A3 camion incolonnati e rallentamenti. A Napoli i  blocchi hanno rallentato la raccolta dei rifiuti. Problemi anche per le  imprese. Domani si fermeranno gli impianti Fiat di Melfi, Cassino,  Pomigliano, Mirafiori e Sevel Val di Sangro.

I mugnai, da  parte loro, lanciano l’allarme cibo. Pane e pasta, affermano, sono a  rischio nell’arco di 48 ore se non verrà ripristinata la normalità del  trasporto su strada. Dal Governo, dal mondo delle imprese, ma anche da  quello sindacale, sono partiti attacchi all’iniziativa di protesta. Il  ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ricordato di aver  convocato le associazioni dell’Autotrasporto lo scorso 11 gennaio  proprio per fare il punto su problemi e richieste e di aver assunto in  quell’occasione “concreti impegni, immediatamente attuati”. Dunque, ha  aggiunto, “non si giustificano le gravi azioni di blocco che tuttora  persistono”. Il ministro dell’Interno, da parte sua, ha fatto sapere che  “non saranno tollerati i blocchi stradali. Fin dove si può useremo il  dialogo, però bisogna anche tenere presenti i diritti dei cittadini”.

L’Authority  di garanzia sugli scioperi ha scritto ai ministri di Interno e  Trasporti affinché valutino se non sia il caso di emanare l’ordinanza di  precettazione nei confronti delle organizzazioni degli  autotrasportatori. “I blocchi causati dalla protesta – ha detto il  presidente Roberto Alesse – sono inaccettabili” ed ha annunciato  l’apertura di “un procedimento per valutare le sanzioni da irrogare a  chiunque stia violando la legge e danneggiando i cittadini”.  Confindustria ha chiesto al Governo di “ripristinare immediatamente la  normalità dei trasporti stradali. Un fermo dei servizi non può  trasformarsi in blocchi illegali, che impediscono alle imprese di poter  svolgere liberamente le proprie attività e ai cittadini di circolare  sulla rete stradale”.

Critiche anche altre associazioni degli  autotrasportatori. E si è spaccato il fronte del movimento dei Forconi  che ha fatto partire la protesta. Martino Morsello, uno dei leader, è  solo. La sua linea dura per continuare a mantenere alto il livello della  protesta in Sicilia non è passato. E’ prevalsa la linea di Mariano  Ferro e Giuseppe Scarlata che hanno deciso di attendere l’incontro  previsto mercoledì prossimo tra il governatore Lombardo e il premier  Monti



   

 

 

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