Imola: “Brutta cosa è la guerra”, Venturi presenta il suo libro a Palazzo Monsignani

IMOLA 24 GEN – Giovedì 26 gennaio alle ore 17,30, nella sala circolo “Aureliano Bassani” nel  Palazzo Monsignani a Imola, verrà presentato il racconto di Vittorio  Venturi, “Brutta cosa è la guerra” (Ibiskos Editrice Risolo, Collana  Anthurium).

Un percorso tra memoria familiare e ricostruzione storica, quello affrontato da Vittorio Venturi. L’autore, già nella prima pubblicazione, “Lunario degli Smembari”, aveva realizzato un’operazione letteraria interessante, che coniugava la tradizione tipica del  “Lunêri di Smémbar”, lo storico calendario diffuso nelle case romagnole, e una serie di episodi ed esperienze paesani. Il Lunario, fondato nel 1844 dallo scenografo Romolo Liverani e altri artisti faentini come l’incisore Achille Calzi, era un”foglio” dedicato appunto agli “smembri”, ovvero il popolino, gli abitanti dei villaggi e delle campagne, i frequentatori di  botteghe e trattorie. Il suo approccio è quindi, stante la tipologia di opere finora scritta, storiografico: ricostruisce climi, contesti, vicende,situazioni per trasformare la sua vita in un racconto. Perché se è vero che ogni vita è degna di essere vissuta e altrettanto degna di essere raccontata, è pur vero che è necessario un lungo lavoro perché il racconto di quella vita sia degno di essere scritto.

E letto da altri. La seconda  prova narrativa di Vittorio Venturi si radica nuovamente nel racconto  retrospettivo e popolare, ricostruendo le vicende della sua vita familiare nel periodo dell’anteguerra. Tra ricordi, aspetti della quotidianità, nostalgie e affetti, il lettore riceve immagini chiare e distinte di stanze, filande, vicoli, lavatoi e tantissimi altri scorci devastati di colpo dallo scoppio della seconda guerra mondiale.
Il ricordo personale si fa memoria condivisibile, divulgativa, di aspetti che rischiano di andare perduti. E’,  quello di Venturi, un interessante recupero storico vestito di intimità.
L’escamotage letterario è la narrazione in prima persona della  nonna paterna dell’autore, attraverso alcuni suoi appunti, una sorta  di diario quotidiano prezioso e intenso che attraversa un lungo periodo.
Una narrazione che dà forza e credibilità alle pagine, restituendo il sapore di una favola raccontata davanti al camino accesso. La nonna diventa quindi incarnazione dei fatti riportati, è ella stessa  storia familiare e collettiva, memoria viva e presente a cui prestare ascolto. Scrivere su di sé, tenere un diario, magari in alcuni  momenti della propria vita, può aiutare a chiarirsi, a capire problemi, a  ricordare momenti del proprio vissuto che magari, se non fossero fissati, finirebbero nel dimenticatoio.

Il racconto autobiografico, ponte  tra passato e presente, ci accompagna sempre, soprattutto quando si  è adulti e si ha bisogno di ricostruire il proprio vissuto.
La qualità del  lavoro di Venturi non è quella di essere resoconto completo e  particolareggiato del passato. Riesce ad estrapolare ciò che conta, ovvero i  momenti-chiave. Evita di essere vago e generico, ma cerca di essere preciso  ed entrare nei dettagli e nei particolari di ciò che sceglie di raccontare.
La casa, i parenti, il quartiere, la guerra, lo sfollamento, l’arrivo dei  tedeschi, la cantina, fino al desiderato ritorno a casa, tutto è narrato  entrando negli eventi vissuti, nelle emozioni provate, per poi “uscirne” per  descriverli.
L’arte entra sempre in dialogo con la vita, e la mette in  discussione.
La validità di un testo autobiografico sta nel raccontare quel  fatto perché ha un valore di per sé, non solo perché  reputato interessante dalla persona che in quel momento lo scrive.



   

 

 

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