In Italia, c’è poca Giustizia e troppo Giudiciume!

ROMA, 17 GEN – La confermano i fatti e i fatti in questo caso sono i dati snocciolati uno ad uno dal ministro Severino.

Quasi 9 mln di processi arretrati (5,5 mln per il civile, 3,4 per il penale): un dato che ”preoccupa” non solo il ministro della giustizia Severino che oggi ha informato la Camera sullo stato della giustizia ma tutti i cittadini italiani.

Altri dati solo per citarne alcuni: udite, udite! I tempi medi dei processi e’ 2.645 giorni (civile) e 1.753  (penale); in aumento i risarcimenti, dai 5 mln del 2003 agli 84 del 2011; per ingiusta detenzione ed errori lo stato ha pagato 46 mln. 28 mila detenuti in carcere sono in attesa di giudizio. 1317 i posti vacanti dei giudici. A voi i commenti…



   

 

 

1 Commento per “In Italia, c’è poca Giustizia e troppo Giudiciume!”

  1. Zione si raccomanda al Laborioso Cavaliere: “Presidente tenga duro; principalmente per tutta la povera gente Umile e Derelitta, che non può contrastare in nessun modo l’assassina Giudiceria Organizzata; per cui se molla Lei che ha la forza e sente il Dovere di combattere (pur avendo i mezzi e tutte le ragioni per vivere beatamente) allora può anche darsi che si sveglia Masaniello e Dio non voglia …”.

    Nel triste ventennio della partigiana, blasfema e famigerata Crociata Tangentopoli da parte di Impuri Infedeli, ecco la Genesi dei senza Dio del GIUDICIUME, politico e TERRORISTICO, ben supportato dalla Complicità di qualche servile, interessato e Turpe Sgherro dal Banditesco fare, che nella nefasta alba della nascita delle disonorate Mani Luride, incominciò a germogliare a danno dei Compagni Socialisti di Orbassano, col Ludibrio dello Scellerato processo Farsa a Mario Longobardi (più eccelse Infamie ad altri, a seguire …); quella bubbonica Peste, che con grande strepito di grancassa da imbonitore e vigliaccamente, imbrogliava la Gente, illudendo e facendo falsamente intendere che avrebbe cambiato in meglio la Storia del Paese.

    Invece la troppo Privilegiata e mai abbastanza Maledetta Casta dei Giudicioni, i prevaricatori e Usurpatori della paziente e Onesta Magistratura, ha sempre fatto in modo da non far colare il grasso dal suo abbondante truogolo, facendo girare il testimone delle decisioni delle loro associazioni di Furfanti soltanto per i propri adepti di pusillanimi, infingardi e Cialtroni; ha finito così di immiserire il Popolo Italiano, ha conseguito grossi benefici di Carriera a scapito di chi ne avrebbe avuto il Diritto per laboriosità, morigeratezza e Sapienza Giuridica, ha messo all’ingrasso qualche Suino di insaziabile fame, ed ancora e peggio di allora, AMMORBA il Consorzio Civile coi suoi miasmi; dei quali e disgraziatamente non se ne scorge la fine.

    Ma come osi, Mascalzone Farabutto; ma come ti permetti di non dirmi tutto quello che Io e a modo mio Voglio sapere … scostumato che non sei altro; adesso ti faccio vedere IO chi sono e come bisogna rispondere col dovuto rispetto all’Autorità; ora ti cazzeggio e ti faccio mettere subito ai topi, gridò paonazzo quello squallido spaccamontagne Rodomonte del p.m. Fellone chiamando i feroci Sbirri, quando si rese ben conto che il pur rispettoso e timoroso TESTIMONIO (che in quel momento rappresentava lo STATO …), era però anche refrattario ai suoi subdoli tentativi di Coartazione, di Calunnie e alle minacce di “arresto” (Sequestro di Persona …).

    Allora tutto incazzato, scoppiò di bile il Miserabile Verme, che in quella fetida Cloaca tribunalizia della bella e sfortunata Torino la faceva da PADRONE, col beneplacito di una eccelsa Corte di vili BUFFONI, che Mafiosamente glielo permettevano e coi quali defecava allegramente sui Sacri Libri della Legge; e tutto per colpa di quel brutto arnese, un povero Cristo, del “fetentissimo popolaccio, forse appena alfabeta ma già Sovversivo …”, che per sua (ma anche e ancor di più per la di lui) disgrazia, gli era capitato fra le grinfie quel maledetto giorno; ma ci avrebbe pensato bene lui a raddrizzarlo, a farlo ragionare come si conviene a un convocato dalla Giustizia e a fargli vedere la luce da una “bocca di lupo”.

    Al che lo Sventurato chiese al tizio che Barbaramente infieriva, se oltre ad essere una Potenza del Cielo, lo stesso fosse anche un indigeno di questa Terra; immantinente, il superbo e ignorante Giudicione asserì che lui era un Uomo; questa inattesa e sconvolgente risposta subito sbalordì il misero Tapino, ma dopo un attimo di riflessione il Povero Cristo nel saggio intento di evitare le conseguenze di un altrui annegamento, trovò la forza di deglutire un Ciclopico sputo che gli sgorgava dal cuore, ma anche il coraggio di rispondere a quel grandissimo Cornacopia, degno Figlio del Demonio e perciò gli chiese: “STRUNZ, allor si è over ca tu sì n’omm, nun fa o Rinal; parl cu l’OMM e nun parlà che pann …”; e fu così che per la prima e l’ultima volta e da Uomo Libero, confessò alle superiori “Autorità” le sue colpe un Oltraggiato Cittadino, che subito svanì nel Nulla …

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