I TECNICI – La passione per le tasse

di Claudio Romiti

C’è una massima di Stendhal che si applica in modo formidabile all’attuale governo delle tasse: “il pastore cerca sempre di convincere il gregge che gli interessi del bestiame coincidono con i suoi”.

E questa è esattamente la filosofia, espressa a piene mani, con la quale il presidente del Consiglio Monti ritiene di persuadere il popolo di tartassati ad assoggettarsi di buon grado ad una fiscalità senza precedenti. Quest’ultimo infatti, rinnovando una sinistra cultura politica di stampo collettivista che considera sempre vantaggioso pagare le imposte, a prescindere dalla loro pesantezza, vorrebbe darci ad intendere che esiste una relazione diretta tra ciò che lo Stato preleva e ciò che lo stesso redistribuisce in termini di servizi e di equità sociale.

In sostanza, come ha dichiarato più volte, il premier ritiene che se tutti pagassero tutto, il Paese sarebbe più ricco e sviluppato, avvantaggiando ogni singolo cittadino. Abbiamo, dunque, riscoperto – grazie proprio alla sagacia ed alla lungimiranza del professor Monti – la via delle tasse per raggiungere la felicità. Una felicità collettiva che passa attraverso il presupposto secondo il quale la mano pubblica, ovvero una serie di entità politico-burocratiche, sia molto più efficiente della società spontanea a gestire in modo funzionale ed economico il sistema nel suo complesso.

In altri termini, così come il compianto Padoa-Schioppa disse che pagare le tasse è bellissimo, anche il nostro “caro” SuperMario vuole far credere al suo italico gregge che se non si ostacola in alcun modo la propria tosatura fiscale l’utile di ritorno sarà nettamente maggiore rispetto al sacrificio richiesto (e non mancato fallaci esempi come quelli dei paesi scandinavi).

Esattamente ciò che da sempre propagandano i sostenitori dello statalismo integrale, o comunismo che dir si voglia. Ovvero il principio di base secondo il quale si ribalta la concezione smithiana dell’interesse individuale e produrre quale motore della crescita morale ed economica di un Paese, a favore di una concezione che ritiene di pianificare lo sviluppo attraverso l’azione di vari organi politici e burocratici i quali esercitano un potere illimitato sul piano del controllo delle risorse.

Perché è proprio questo il punto che l’attuale primo ministro sembra non tenere nella minima considerazione. Cioè la mancanza di un limite ad una fiscalità che oramai in moltissime condizioni ha raggiunto livelli di mero esproprio ai danni soprattutto delle categorie più produttive.

E da questo punto di vista cercare di spiegare alle molte piccole e medie aziende, le quali per essere in regola subiscono un carico tributario che arriva fino al 70% del reddito lordo, che pagare le tasse va nel loro unico interesse rappresenta solo una grandissima presa per i fondelli.

Chi ancora produce vera ricchezza in questo disgraziatissimo Paese sa bene che trasferire risorse dal mercato concorrenziale alle greppie ed ai carrozzoni pubblici non solo non corrisponde affatto agli interessi di chi tira la carretta, ma serve solo a far avvitare la nostra economia in una drammatica spirale recessiva.
Altro che Monti!

Claudio Romiti



   

 

 

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