Attiva, “dice la sua” sull’immigrazione. Replica Armando Manocchia

IMOLA 12 Gen 2012 – “Attiva”,  associazione formata da 40 fondatori ad alto tasso sinistro,  è un movimento ispirato da Raffaello De Brasi ex Sindaco d Imola – che ora dice di voler fare da insegnante ai sindaci – sceso nell’arena politica per «formare o  un’opinione pubblica»  che se non verrà ascoltato dalle amministrazioni comunali e i partiti : «Sarà un danno per chi non l’ascolta».

“Attiva”, non condivide affatto le posizioni espresse dal centrodestra imolese sui temi dell’immigrazione, espresse con toni e contenuti inaccettabili. Qualsiasi osservatorio condivide il fatto che il fenomeno delle migrazioni è inarrestabile. I dati per l’Italia ci dicono che nel 2065 il 25% degli italiani sarà di origine straniera, e un terzo delle persone in età lavorativa avrà la stessa provenienza. A livello del circondario imolese (dato 2006) la presenza di stranieri si attesta sul 5,5% con punte oltre il 10% in alcuni Comuni. Non si può non fare i conti con questa realtà e non si può non fare i conti con la conseguente questione dell’integrazione.

Da qui il fatto che sia giusto iniziare a riflettere su alcuni semplici principi, a cominciare dal diritto di essere cittadini italiani se in questo paese si
nasce, e, di conseguenze, sugli aspetti pratici di questo assunto, come il diritto di voto. Accanto ai diritti è altrettanto giusto che chi vive in questo
Paese e si considera italiano faccia suoi i doveri che tutto questo comporta.

E tra questi vi sono le tasse. Le tasse e non i balzelli introdotti per penalizzare chi già vive in condizioni al limite della sopportabilità. Come non
considerare in questo modo la sovrattassa sui permessi di soggiorno? Un modo quasi disperato di raccattare un po’ di soldi e nello stesso tempo  di ostacolare i processi di integrazione di chi vive in Italia, spingendoli verso la clandestinità. Non si può fingere di dimenticare, come fa il centrodestra, che chi è in Italia in modo regolare, paga a e pagherà tutte le tasse e imposte introdotte dal governo Monti. E non può fingere di dimenticare che una tassa sul permesso di soggiorno e sul suo rinnovo esiste già. E’ pura demagogia affermare che, visto le tasse che gli
italiani dovranno pagare, è giusto che anche gli immigrati facciano la loro parte.

Attiva, in coerenza con i contenuti del sul Manifesto fondativo, ritiene pertanto che sia giusto il pagamento della tassa attuale senza ulteriori sovrapprezzi che sarebbero assolutamente ingiusti.

Noi crediamo che chiunque viva in questo Paese oggi deve fare la sua parte, indigeno o immigrato, povero o ricco che sia. Ma è giusto che lo si faccia con equità. Ci aspettiamo che il centrodestra italiano, così pronto a chiedere agli immigrati uno sforzo, lo faccia con altrettanta intensità nei confronti di quella fetta di italiani che evadono le tasse. Quando vengono “tassati i risparmi e la prima abitazione dei nostri pensionati e lavoratori” perché, piuttosto che lamentarsi dei  blitz a Cortina o in Liguria (certo di poco effetto se non accompagnati da politiche serie), non si afferma con altrettanta durezza, come ha fatto il Presidente del Consiglio, che chi evade ruba soldi dalle tasche dei cittadini onesti.

Ci preoccupa questa arretratezza culturale che trova la sua massima espressione in diversi partiti del centrodestra, ma che segna anche ritardi importanti nel centrosinistra. Sarebbe utile e necessario che la politica nel suo complesso la smettesse di sfuggire dalle sue responsabilità e si impegnasse, al di fuori da ogni strumentalizzazione, assieme alle forze sociali, per trovare soluzioni ai tanti problemi che ci portiamo dietro da decenni e che lei spesso ha contribuito ad alimentare.

Ufficio stampa “Attiva”: Valerio Zanotti

Replica Armando Manocchia, Indipendente, Componente l’Assemblea del Nuovo Circondario Imolese:

Le previsioni relative agli immigrati, che arriveranno sempre più numerosi sul territorio italiano, sono attendibili. Una ragione in più per trattare la
materia, e il problema, con grande prudenza e chiara visione dei fatti e delle ricadute sul piano sociale.

La tendenza, ormai evidente, è invece quella di vedere nell’immigrato il futuro elettore. Tale atteggiamento è distorsivo e crea incomprensioni e traumi nel vissuto del rapporto tra immigrati e popolazioni locali.

La parola equità è spesso un artificio demagogico per coprire obiettivi non dichiarati: l’importante è mostrarsi buonisti per sottolineare la “cattiveria” altrui.
Sarebbe necessario fare studi comparati sulla gestione dell’accoglienza nei vari Paesi dell’Europa, onde avere una chiara visione del problema e delle possibili soluzioni. Certo, quando l’argomento immigrazione viene usato come una clava nella battaglia politica, si producono danni in tutte le direzioni.

Se le possibilità di trovare un lavoro dignitoso stanno diminuendo per la crisi, c’è il rischio sempre più forte che gli immigrati entrino a far parte della monovalanza nelle organizzazioni criminali, noché foraggiare lavoro irregolare.

Ci sono immigrati che hanno trovato in Italia una seconda Patria e si comportano da cittadini esemplari. Se a questi nuovi cittadini italiani si chiedesse cosa pensano dell’immigrazione in Italia, risponderebbero probabilmente come rispondono molti cittadini italiani. Ci sono immigrati che vivono la realtà italiana come momento di passaggio, in attesa del ritorno in Patria.

Hanno il pieno diritto, se lavorano e pagano le tasse, al rispetto dovuto alla loro condizione di”residenti a termine”; altro conto è la cittadinanza che dovrebbe fondarsi sui princìpi dettati dalla Costituzione.

I veri cittadini italiani sono quelli che rispettano la legge e le regole di convivenza, e contribuiscono a formare la ricchezza nazionale. Possono anche avere la pelle scura o gli occhi a mandorla, non è questo a fare la differenza.

Quando ci saremo abituati a considerare l’immigrazione senza tare demagogiche e buoniste, ma basandoci sui diritti umani e civili, per non sentirci “stranieri” nella nostra Patria, avremo dato un grande contributo alla soluzione di un problema di grande portata per il futuro delle nostre famiglie.

Armando Manocchia

 



   

 

 

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