Servizi sociali si comportano da veri criminali: papà musulmano chiede a giudice che vengano affidati a cattolici

GENOVA 8 Gen – Riporta il Corriere della Sera. Khalid Makhlou era in casa del fratello per trascorrere in famiglia l’ Epifania. Nel salotto di casa a Albenga le voci dei due fratelli si sovrappongono nella concitazione di raccontare la «storia terribile di Khalid». Al centro ci sono due bambini, i figli di Khalid e della madre italiana (sposata in Comune dodici anni fa) che le disavventure della vita hanno portato in un centro di accoglienza per tossicodipendenti. I bambini di tre e cinque anni, una bimba e un bimbo, sono stati affidati per decisione del Tribunale dei minori di Genova, poco prima di Natale, a una famiglia musulmana. Ma Khalid protesta e si è rivolto al Secolo XIX per raccontare il suo caso: non solo chiede che i suoi figli vengano affidati al fratello o altri componenti della sua famiglia ma soprattutto non vuole che siano cresciuti come musulmani. «Sono da venticinque anni in Italia – racconta ora Khalid – ho sposato una donna italiana. Non le ho mai chiesto di convertirsi all’ Islam e i miei bambini sono stati battezzati in chiesa. Solo pensare che mia figlia crescendo debba portare il velo o non possa fare sport o andare al mare mi fa impazzire. Voglio che i miei bambini abbiano una vita come gli altri». La famiglia che ha avuto in affido i due bambini è composta da un egiziano e da una donna italiana convertita all’ Islam e questo fa preoccupare Khalid: «Chi si converte è più rigido in fatto di pratiche religiose di chi nasce in quella religione». Così lui, un piccolo artigiano, è andato in comune a Albenga dove ha trovato un sindaco leghista Rosy Guanieri e un assessore ai servizi sociali Eraldo Ciangarotti che hanno preso a cuore la sua vicenda. Non ci sono episodi di maltrattamenti o di molestie nella storia di Khalid, ma la difficoltà a prendersi cura dei figli di un padre solo che lavora fino alle sette di sera. «Quando sono andato in Tribunale – dice Khalid – ho detto che mi avrebbe aiutato una vicina e questa mia proposta è stata respinta ma nessuno mi aveva spiegato che così non si poteva fare e che mio fratello e sua moglie mi possono aiutare come famiglia di appoggio». «Come Comune – dice il sindaco Rosy Guarnieri – cercheremo di aiutare Khalid. L’ assessore Ciangarotti ha già scritto una lettera al Tribunale dei Minori chiedendo di riesaminare il caso». Nella lettera si sottolinea che il padre rileva che la famiglia affidataria è di religione musulmana mentre i bambini sono battezzati «e ritiene che questo elemento la renda incompatibile». La storia dei bambini di Khalid sta creando malumori nella comunità islamica di Albenga: «Lo sappiamo – dicono i fratelli Makhlou – che veniamo criticati. Ma noi ci sentiamo italiani». La decisione del Tribunale non è definitiva. Il caso è aperto.  Erika Dellacasa



   

 

 

3 Commenti per “Servizi sociali si comportano da veri criminali: papà musulmano chiede a giudice che vengano affidati a cattolici”

  1. La protezione degli immigrati che vogliono integrarsi nella nostra società è un dovere primario per lo stato italiano , senza il quale ci può essere soltanto una “invasione” più o meno virulenta , con relativa creazione in territorio italiano di una società sul tipo dei paesi di origine … insomma non immigrazione in Italia ,ma colonizzazione del nostro territorio !
    Questo è quello che i buonisti non vogliono che la gente sappia e così facendo si comportano esattamente come i kapò si fanno belli con i nuovi padroni a danno dei connazionali!

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