Pensionati di Stato: privilegiati o rapinatori?

Il ministro Fornero ha introdotto un contributo di solidarietà su chi percepisce assegni pesanti: ecco chi piangerà. Privilegiati Amato, Ciampi, Prodi, Dini & C: ecco i pensionati d’oro che vanno spennati.

Mal comune non è mezzo  gaudio. È  solo un male con più attori, più partecipanti. Però,  ammettiamolo: c’è un certo gusto nella notizia, per meglio dire:  nell’emendamento, che viene da Elsa Fornero, il ministro piangente che  alla fine un po’ di equità è riuscita a realizzarla. La notizia: è in  arrivo un nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro.

Il prelievo non è di quelli stratosferici,  ma è qualcosa: 15% sulle pensioni più  ricche per la parte che eccede i 200mila euro. Il ministro avrebbe  preferito il 25. Amen, dobbiamo accontentarci, anche perché la  solidarietà va ad aggiungersi a quella già fissata dal governo  Berlusconi per gli scaglioni inferiori.

Lamberto Dini, il  supertecnico superpresidente. Lo ricordate, ovviamente: è l’uomo della  riforma delle pensioni del 1995, che all’epoca sembrava chissà quale  insopportabile catastrofe e oggi è quasi una carezza. Dini, bontà sua e  delle leggi, percepisce due pensioni: 18.000 euro (al mese e al lordo  delle ritenute) come ex Bankitalia e 7.000 dall’Inps. Applicateci il  prelievo di solidarietà e vedrete come andrà. E se  pensate che Dini sia diventato un poveraccio, aggiungete a tutto il ben  di Dio l’attuale stipendio da parlamentare.

Oscar Luigi Scalfaro,  presidente emerito della Repubblica, per una vita intera politico a  tempo pieno. Prima, per un po’, anche magistrato. Oscar Luigi Scalfaro,  come magistrato in pensione, si becca (fonte: “Sanguisughe”, il libro  best seller di Mario Giordano) 4.766 euro netti al mese. Trentasei mesi  da magistrato e una pensione di gran lunga superiore ad un operaio con  36 anni di contributi. Oscar eccetera eccetera, però, si becca pure  15.000 euro, sempre netti, sempre al mese, come indennità da senatore a  vita. Giuro che, se torno a nascere, farò il magistrato. Poi chiederò al  presidente Scalfaro consigli su come diventare senatore a vita. Se non  ci riuscirò – cosa certa, visto che io non sono Oscar –

Giovanni Russo Spena:  5.510 euro netti al mese come parlamentare che vanno ad aggiungersi ai  2.277 euro dell’ex professore universitario. Trattandosi di un compagno  di provata fede comunista (in circolazione ne esistono ancora), il  contributo di solidarietà avrebbero dovuto applicarglielo da anni. Siamo  sicuri che Russo Spena, sua sponte, correggerà l’errore e raddoppierà  il prelievo.

Publio Fiori,  già vicepresidente della Camera dei deputati: 16.000 euro netti al mese  dall’Inpdap e 10.631 come parlamentare. Discreta pensione, non vi pare?

Sergio D’Antoni, l’ex sindacalista oggi parlamentare che nessuno può  disturbare nelle canoniche ore perché ama dormire più degli altri: 5.233  euro netti. E sapete per quale motivo? Perché D’Antoni è un ex docente  universitario. Quando ha trovato il tempo per fare il docente?  Chiedetelo a lui. Noi, anche senza dormire di notte, tutte quelle cose  in una sola vita non riusciremmo mai a farle.

Giuliano Amato. Reggetevi forte: pensione Inpdap da  22.048 euro, pensione da parlamentare ammontante a 9.363 euro. Tutto  mensile, tutto al lordo delle ritenute. Carlo Azeglio Ciampi: 30.000 Bankitalia e 4.000 Inps.

Romano Prodi.  Fermi, il bicchiere è vuoto. E Prodi merita un cin-cin speciale: 4.246  Inpdap, 4.725 da ex parlamentare italiano e 5.283 dall’Unione europea.

Mario Draghi è un poveraccio: 14.843 Inpdap. Però, in attesa delle pensione di  Bankitalia, si consola con la Bce. Cesare Geronzi: 22.037 Inps. Vito  Gamberale: 44.000 al mese.

Mauro Sentinelli, ingegnere elettronico, specializzato  in telefonia. È  il più ricco pensionato Inps: 90.246 euro al mese,  3.008 euro al giorno. In 24 ore l’ingegnere incassa più di quello che la  stragrande maggioranza degli italiani riceve in un mese.



   

 

 

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