Islam-s Editoriale di Valentina Colombo:

NON LASCIAMO CHE IL NATALE VENGA USATO PER GIUSTIFICARE LE IDEOLOGIE

Il Natale dovrebbe rappresentare un’occasione per scambiarsi auguri sinceri, per celebrare la nascita di Gesù con serenità e gioia. In un’epoca in cui il dialogo tra le religioni sembra indispensabile, auguri, gesti ufficiali, ma anche critiche reciproche non mancano mai. Ma quel che forse sarebbe necessario è semplicemente una riscoperta da parte cristiana del vero significato del Natale.

Innanzitutto che il vero simbolo del Natale è il presepe e non l’albero, che il Natale non è uno scambio di doni, ma soprattutto il ricordo di un evento, dell’Evento fondante per il cristianesimo. Sono due i fatti che mihanno condotta a questa riflessione, il primo accaduto alcuni giorni fa a
Betlemme, il secondo è un messaggio del 2009 di Yusuf Qaradawi, lo shaykh di Al Jazeera e il teologo di riferimento dei Fratelli musulmani. Nei giorni scorsi centinaia di persone si sono riunite a Betlemme per l’accensione dell’albero di Natale.

Il Primo ministro dell’Autorità palestinese Salam Fayyad ha spinto il bottone che ha fatto accendere le decorazioni dell’albero, alto 15 metri,
insieme alle luminarie appese sul resto della piazza fuori dalla Chiesa della Natività. Il Natale ogni anno porta l’attenzione del mondo su questa città
della Cisgiordania a sud di Gerusalemme. Fayyad ha dichiarato che il Natale è un’opportunità per “celebrare l’identità palestinese di Gesù Cristo”. Ben venga questo gesto, ma mi domando perché si debba snaturare la nascita di Gesù e il suo significato per i cristiani, visto che di festività cristiana si tratta. Anche dal punto di vista storico Palestina è la denominazione romana della provincia che risale solo all’epoca dell’imperatore Adriano, al 135 d.C., quando il nome ufficiale Syria Palaestina sostituì il precedente Iudaea includendo anche altre entità amministrative, quali Samaria, Galilaea, Philisaeta e Peraea. Non è comunque la prima volta che la figura di Gesù, che per l’islam è “figlio di Maria” non figlio di Dio, viene strumentalizzata a favore della causa palestinese. Nel maggio 2009 il mufti dell’Autorità palestinese affermava quanto segue: “Gesù è nato in questa terra: qui ha mosso i suoi primi passi e ha diffuso i suoi insegnamenti in questa terra. Lui e sua madre Maria, possiamo affermare, sono i palestinesi per eccellenza”, la vigilia di Natale dello stesso anno l’attivista Mustafa Barghouthi ha dichiarato che “Gesù è stato il primo palestinese torturato in questa terra”. Per non parlare di movimenti come Hamas che definiscono Gesù il primo shahid, il primo martire per la causa palestinese. Non sarebbe forse più logico, più onesto dichiarare che una cittadina come Betlemme è patrimonio dell’umanità senza negare realtà e verità storiche? Dichiarazione che non impedirebbe certo di aspirare alla creazione di due stati, uno israeliano e uno palestinese.

Per venire a Yusuf Qaradawi, sempre nel dicembre 2009, in una sua predica del venerdì pronunciata a Doha, in Qatar, diceva: “Siamo in una società musulmana o in una società cristiana? Che cosa sta accadendo nei negozi e per le strade di Doha, tutti questi festeggiamenti della cosiddetta nascita del Messia – su di lui la pace – e del cosiddetto Natale, come se stessimo vivendo in una nazione europea? […] Alberi di Natale, di quattro o cinque metri, nei negozi di famiglie musulmane. Che cos’è questo? Significa che la nazione islamica staabbandonando la sua identità islamica, l’islam vuole che manteniamo la nostra unicità islamica.” E’ interessante notare come anche in questo caso si parli d’identità, questa volta islamica, attaccata dal Natale dei cristiani che corrisponde a quello dei commercianti e degli alberi. Nello stesso discorso Qaradawi si rivolgeva all’Europa e accusava: “Ci impediscono di costruire minareti e stanno per vietare la costruzione di moschee […] Perché volete festeggiare una religione che non è la nostra, quando non ci lasciano praticare la nostra?”

E’ probabilmente in questa chiave che va letta l’iniziativa del CAIM, il Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano, che il 16 dicembre
scorso, presso la sua sede di viale Monza, ha invitato non solo i rappresentanti delle parrocchie, delle associazioni cattoliche e della comunità
valdese di Milano, ma anche alcuni rappresentanti istituzionali come i membri della giunta e del Consiglio comunale. Il CAIM si è posto sin dall’inizio come principale referente del Comune di Milano nel dibattitto concernente la costruzione di una grande moschea. L’apertura della giunta Pisapia è stata quindi premiata con un invito a un evento per ricevere gli auguri di Natale. Non era mai avvenuto prima.

Tutto quanto narrato conduce a riflettere sul significato del Natale, che è la nascita di Gesù figlio di Dio, che non va ridotto a un albero di Natale, e nemmeno ad auguri di facciata con un secondo fine. Ricevo ogni anno auguri di buon Natale da molti amici musulmani, sono auguri di amici, auguri sinceri che mi fanno piacere, che mi fanno stare bene. Ma non sopporto gli auguri calibrati, studiati ad arte per affermare un’ideologia o uno scopo secondario.

ISLAM-S DIZIONARIO. GESU’

Gesù per l’islam è il secondo profeta in ordine di importanza dopo Maometto ed è uno dei maggiori profeti unitamente a Noè, Abramo e Mosè. Ciononostante il Gesù dell’islam ha connotazioni diverse. Innanzitutto va tenuto presente che nel Corano viene sempre nominato come Gesù figlio di Maria a indicare che non è figlio di Dio, sottolineandone l’umanità, nella negazione della trinità cristiana. Il Corano recita: “Certo sono empi quelli che dicono: “Il Cristo, figlio di Maria, è Dio” mentre il Cristo disse: “O figli di Israele! Adorate Dio, mio e vostro Signore! E certo chi a Dio dà compagni, Dio gli chiude le porte del paradiso: la sua dimora è il fuoco e gli ingiusti non avran alleati!
E sono empi quelli che dicono: “Dio è il terzo di Tre.” Non c’è altro dio che un Dio solo” (V, 72-73). Il concetto dell’umanità di Gesù è ribadito dalla sura del Culto sincero in cui il Corano è molto esplicito:

Gesù viene altresì definito “parola di Dio” e “spirito di Dio”, poiché Dio gli avrebbe insegnato la Torah e il Vangelo, ma è comunque considerato sempre e solo un inviato: “Il Cristo figlio di Maria non era che un Messo di Dio come gli altri che furono prima di lui, e sua madre era una santa, ma ambedue mangiavano cibo.
Guarda come noi spieghiamo chiari ad essi i Segni, e guarda come essi si allontanan dal Vero” (V, 75).

L’islam gli riconosce alcuni miracoli eclatanti, compiuti sempre con il permesso divino, come si evince dall’ultima rivelazione che concerne Gesù nel testo coranico: “E quando Iddio disse: “O Gesù figlio di Maria, ricorda il mio favore verso di te e verso la madre tua, quando io ti confermai con lo Spirito Santo, e tu parlavi alla gente dalla culla come un adulto, e quando ti insegnai il Libro e la Sapienza e la Torah e l’Evangelo, e quando plasmavi dal fango come una figura d’uccello, col Mio permesso, e vi soffiavi sopra e diventava un uccello, col Mio permesso, e quando tu guaristi il cieco nato e il lebbroso, col Mio permesso. E quando risuscitavi i morti, col Mio permesso, e quando Io allontanai da re i figli di Israele allorché tu venisti a loro con le Prove evidenti, quando gli increduli di tra loro ti dissero: “Questa è evidente magia!” (V, 110). Sia l’episodio di Gesù che parla dalla culla sia quello in cui plasma uccelli d’argilla provengono senza dubbio dai vangeli apocrifi da cui il Corano ha ampiamente attinto.

Il momento chiave della cristologia coranica, secondo solo alla negazione della trinità, e al contempo l’evento su cui islam e cristianesimo si distinguono in modo evidente è la crocifissione. Nel Corano si legge: “E per avere detto: ‘Abbiamo ucciso il Cristo, Gesù figlio di Maria, Messaggero di Dio’ mentre né lo uccisero né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a Lui’” (IV, 157) Secondo l’islam quindi Gesù non è stato crocifisso, pur essendo asceso al cielo. Da qui tutte le polemiche scoppiate anche in Italia, ad opera di estremisti islamici come Adel Smith, per la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche.

A riguardo, Muhammad Mubarak Jumaa, editorialista del quotidiano del Bahrein “Akhbar al-Khalij”, sostiene che i quattro Vangeli diffusi oggi nel mondo cristiano sono stati alterati per favorire il clero cristiano: “La storia della crocifissione di Cristo e la sua morte per l’assoluzione dei peccati dell’uomo… ha dato al clero cristiano l’impulso di inculcare nelle menti umane che esiste un intermediario tra l’uomo e il suo creatore e quindi sono necessari i sacrifici per ottenere l’assoluzione. Molti di costoro hanno sfruttatoquest’idea per accumulare ricchezze enormi.”

Secondo la tradizione islamica Gesù ritornerà nel Giorno del giudizio per sconfiggere l’Anticristo e fare regnare sovrano l’islam. Gesù era quindi un musulmano che ha preannunciato la venuta di Maometto. Ne consegue che le divergenze più forti tra tradizione cristiana e musulmana riguardano la natura e la morte di Cristo, mentre per quanto concerne la nascita in linea di massima regna l’accordo. Quindi se il Natale è una festa
condivisibile, la Pasqua non lo è affatto perché significherebbe ammettere la crocifissione di Cristo.

VALENTINA COLOMBO (Cameri, 1964) è docente di Cultura e Geopolitica dell’islam presso l’Università Europea di Roma e Senior Fellow presso la European Foundation for Democracy a Bruxelles. E’ membro del Comitato per l’islam italiano presso il Ministero dell’interno.
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