Libia: Contratti a rischio, Eni dovrà avere ruolo in ricostruzione città distrutte

ROMA, 30 DIC – Contratti a rischio per l’Eni in Libia. Il gruppo petrolifero italiano, presente nel paese nordafricano dal 1959, primo operatore internazionale nell’estrazione di idrocarburi, più forte anche di giganti del calibro della francese Total, dovrà infatti fare i conti con la volontà del nuovo governo di transizione di “riesaminare” i contratti siglati sotto il regime del colonnello Gheddafi.

Un’eventualità che finora l’amministratore delegato del gruppo, Paolo Scaroni, aveva sempre escluso categoricamente, giudicandola impensabile, data la garanzia internazionale che vincola al rispetto dei contratti in essere, ma che ora sembra invece diventare concreta. “Il capo del governo di transizione Abdel Rahim al-Kib – si legge nella nota dell’ufficio del Primo ministro – ha informato Paolo Scaroni, incontrato mercoledì, che i contratti firmati tra il gruppo e il vecchio regime saranno rivisti e riesaminati conformemente agli interessi della Libia prima di essere applicati”.

Tutto il mondo, continua il governo, “dovrà rispettare le scelte del popolo libico. Le compagnie straniere che lavorano in Libia dovranno provare che sono partner della Libia e non di Gheddafi e del suo regime”. Anche l’Eni dovrà quindi “provare di avere un ruolo significativo nella ricostruzione delle città distrutte dalle forze di Gheddafi”.

Un comunicato che non specifica dunque esattamente in cosa consisterà la rivisitazione delle condizioni e quali saranno i contratti interessati dalle modifiche. L’Eni si è affrettata però a specificare che ad essere oggetto di revisione sono solo “due contratti di sostenibilità per iniziative sociali”. Nessun rischio quindi, a quanto pare, per i sostanziosi contratti petroliferi, quelli che permettono al gruppo italiano di estrarre ogni anno (con l’eccezione ovviamente del 2011) tra i 200 e i 300 mila barili di olio equivalente al giorno tra gas e petrolio.

L’attività produttiva ed esplorativa di Eni in Libia, interrotta lo scorso 16 marzo per riprendere gradualmente a partire da fine settembre, è condotta nell’offshore del Mar Mediterraneo, di fronte a Tripoli, e nel deserto libico. A fine 2009 Eni era presente in 13 titoli minerari, per una superficie complessiva di circa 36.374 chilometri quadrati (18.165 chilometri in quota Eni). In particolare, nel giugno 2008, il cane a sei zampe e la compagnia nazionale libica NOC hanno finalizzato sei contratti di Exploration and Production Sharing (EPSA IV) che estendono la durata dei titoli minerari fino al 2042 per le produzioni a olio e al 2047 per quelle a gas. (ANSAmed).



   

 

 

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