Castiglioncello: Quando l’inciviltà è contro natura

Esiste, a pochi chilometri da Castel del Rio, nell’Imolese, un piccolo paese disabitato chiamato Castiglioncello. Questo posto, oltre al fascino del borgo in rovina, attrae un gran numero di turisti in estate data la vicinanza con un fiume dove è possibile fare il bagno (checché se ne dica). Negli anni questa località si è fatta un nome, e la conseguenza ovvia dell’aumento di flusso di gente è stata la creazione di un nuovo parcheggio per accedere al fiume (e al borgo): più grande, più sicuro, più comodo. Il risultato è immaginabile: il paesello che prima era visitato da pochi volonterosi è ora meta di ogni sorta di esemplare umano. Scritte sui muri e rifiuti sono cresciuti in maniera esponenziale; i vecchi abbeveratoi in pietra sono ora collettori di lattine e bottiglie di plastica. Castiglioncello non è più l’obiettivo di chi cerca una passeggiata nel verde, ma di chiunque. Castiglioncello è diventato un luogo democratico.

Parlando con un alpinista, ho ascoltato un aneddoto che mi è rimasto impresso: “A quattromila metri di quota nessuno ti ruba il portafogli, né i viveri. A quattromila metri di quota nessuno penserebbe mai di farti del male, perché se uno arriva a quattromila metri, ci arriva perché ama la natura, e se ama la natura sa cosa significhi rispettarla e rispettare il prossimo”. Castiglioncello non è certamente a quattromila metri di quota, ma è un esempio di come gli incentivi al turismo democratico (o di massa) portino al degrado, perché trascinano in un posto anche chi non lo merita. Il parcheggio comodo serve al supermercato, e così il cestino per i rifiuti, la scala mobile, la strada asfaltata, la panchina. L’ambiente non è per tutti, ma solo per chi ha la volontà di rinunciare a servizi che non possono e non devono far parte di quei luoghi che ci ricordano che i diritti sono successivi ai doveri.

Madre natura ripudia la democrazia. La forma di governo cara a tutti i popoli del pianeta rischia di innescare nelle persone atteggiamenti sempre più scorretti nei confronti di ciò che crediamo o cerchiamo di tutelare. Gli esempi, in questo senso, si sprecano e si intrecciano con politiche troppo attente a voler fare contenti tutti in tutte le occasioni; ne voglio riportare uno, che a mio avviso spiega come la politica dell’intervento sostenibile dovrebbe cedere il passo, in molti casi, a quella del non intervento.

 

 

 



   

 

 

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