I processi mediatici si fanno solo a Berlusconi

di Claudio Romiti

Pierluigi Bersani e Filippo Penati

Solo con il caso Penati Bersani si è accorto che sarebbe meglio evitare di anticipare con un uso distorto della televisione le sentenze dei giudici. E’ tutto corretto e quasi doveroso quando si tratta del Cavaliere, inaccettabile se ad essere messo sotto i riflettori è il braccio destro del segretario del più grande partito della sinistra italiana.

Il segretario del Pd Bersani, commentando l’approfondimento domenicale di Lucia Annunziata dedicato al principale accusatore di Filippo Penati, l’imprenditore Piero Di Caterina, ha criticato decisamente la scelta della giornalista campana, dichiarandosi assolutamente contrario ai processi mediatici. “I processi dovrebbero essere celebrati nelle aule giudiziarie”, ha duramente precisato il capo dei democratici.

Ora, occorre dire che di fronte ad una simile espressione di peloso garantismo c’è una frase idiomatica, appartenente al gergo popolare della Città eterna, che meglio di altre si presta a definirla: “Avere la faccia come il c…o”. Infatti, dopo aver assistito per alcuni lustri ad una sfilza di programmi di approfondimento politico trasformati in gogne mediatiche e processi sommari ai danni di Berlusconi, del centro destra e dei suoi uomini, il segretario del Pd, dopo una trasmissione di mezz’ora, si accorge che sarebbe meglio evitare il malcostume di anticipare, attraverso un uso distorto del mezzo televisivo, le sentenze dei magistrati?

Ma costui dov’era quando Santoro e Travaglio, quest’ultimo investito del ruolo di implacabile Pm mediatico, inscenavano la farsa di un giudizio settimanale al premier e soci? A Bersani sono sfuggiti gli annosi tentativi di una pletora di telegiornalisti, da Luca Telese a Luisella Costamagna, da Serena Dandini a Dietlinde Gruber detta Lilli, da Sandro Ruotolo a Riccardo Iacona, alla Stessa Annunziata e molti altri ancora, di arrivare ad una sentenza tv di condanna definitiva ai danni degli avversari storici della sinistra?

I continui agguati messi in atto da questa gente, la quale, per molti anni, ha cercato di sovvertire l’esito delle urne attraverso una assordante propaganda di forte connotazione giustizialista, sono totalmente sfuggiti alla illuminata percezione del leader del Pd? Ma improvvisamente, colto sulla via di Damasco, il nostro si è accorto che sarebbe meglio aspettare che la giustizia facesse il suo corso non interferendo con un uso troppo “disinvolto” di microfoni e telecamere.

Certo, il sospetto che questa improvvisa conversione sia totalmente strumentale, tesa in qualche modo a mettere una foglia di fico sulla vergogna di una diversità cromosomica che non è mai esistita, è notevole. L’idea che anche gli eredi di quel Pci dalle presunte mani pulite possono macchiarsi di crimini e misfatti degni dei peggior manogoldi potrebbe, evidentemente, risultare indigesta a chi ha fatto dell’onestà una qualità autoreferenziale.

Tuttavia, non sarà certamente l’improvviso rigurgito garantista di Pierluigi Bersani a far cambiare il giudizio politico di molti cittadini che, non avendo portato il proprio cervello all’ammasso di un giustizialismo a senso unico, debbono valutare nel modo corretto l’ondivago atteggiamento di quest’ultimo in tema di processi mediatici.

Corretti e quasi doverosi quando si tratta del Cavaliere e dei suoi alleati, inaccettabili se ad essere messo sotto i riflettori è il braccio destro del segretario del più grande partito della sinistra italiana. Proprio non ci siamo caro Bersani.

Claudio Romiti

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