Libia, cade il regime di Gheddafi. Jalil: non si sa dove sia il raìs

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Tripoli è quasi interamente nelle mani dei ribelli libici, i lealisti del colonnello libico Muammar Gheddafi controllano ancora solo il ”20%” della città. Lo ha riferito una fonte degli insorti alla tv al-Jazeera. “Entro 15 ore” Tripoli sarà completamente nelle mani degli insorti. E’ quanto ha annunciato all’agenzia d’informazione ‘Dpa’ uno dei ribelli.

Un testimone, citato dalla ‘Dpa’, ha riferito che alcuni carri armati all’interno del compound stanno bombardando le aree circostanti, mentre in altre aree della capitale i lealisti hanno deposto le armi e si sono arresi ai ribelli. Centinaia di combattenti provenienti dalla regione delle montagne occidentali, inoltre, si stanno unendo in queste ore ai ribelli che combattono nella capitale.

Il raìs sembra continuare a resistere, ma resta il mistero su dove si trovi. Non si hanno notizie, nessuna traccia: è stato solo diffuso un suo breve messaggio audio. ”Nessuno sa dove si trova Muammar Gheddafi”, ha affermato in un’intervista alla tv al-Arabiya il leader del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) di Bengasi, Mustafa Abdel Jalil, precisando che dal Cnt ”non c’è nessuna garanzia in caso di dimissioni” del colonnello. “Speriamo che sia catturato vivo in modo che possa essere sottoposto a un giusto processo attraverso il quale il mondo conoscerà la sua terribile dittatura”, ha aggiunto. “Avrà un processo giusto, ma non so come potrà difendersi, dopo le crudeltà commesse contro il suo popolo”. La Libia del dopo-Gheddafi, annuncia Jalil, avrà “relazioni speciali con i Paesi che hanno sostenuto (la rivoluzione, ndr) dal suo inizio”.

Muammar Gheddafi potrebbe cercare di “scappare, magari via terra o verso l’Algeria o verso il Ciad”. E’ quanto ha detto, intervistato da Skytg24 Abdulhafed Gaddur, ambasciatore libico a Roma che si e’ detto convinto che, se catturato, a carico del colonnello libico vi dovranno essere “due processi”, uno all’Aja e uno in Libia per i crimini commessi prima del mandato di cattura, spiccato alla Corte penale internazionale.

Mistero anche sui figli del colonnello: due o forse tre sarebbero stati catturati, tra questi c’è Saif al-Islam. Mutassim Gheddafi, uno dei figli, si troverebbe all’interno del compound di Bab al-Aziziya, a Tripoli. Lo riferisce la tv al-Jazeera. Mutassim, quarto nell’ordine di successione dinastica, è il consigliere per la sicurezza nazionale e comandante di un’unità speciale dell’Esercito del colonnello Gheddafi.

Forti esplosioni sono state avvertite questa mattina nei pressi della residenza di Gheddafi, nella zona centrale di Tripoli.

‘Al-Arabiya’, citando fonti dei ribelli, riferisce che Khamis Gheddafi, uno dei figli del colonnello e comandante della 32esima brigata, sta guidando le sue milizie governative dal compound di Bab al-Aziziya verso il centro di Tripoli. Soprannominato ‘Muammar il giovane’ dai suoi miliziani e ‘macellaio’ dai rivoltosi di Bengasi, Khamis è a capo delle brigate che hanno aperto il fuoco per reprimere le prime rivolte scoppiate il 17 febbraio scorso in Cirenaica.

Carri armati del leader libico, che hanno lasciato lasciato Bab al-Aziziya, starebbero sparando in strada e cannoneggiando nella zona. Lo riferisce la tv al-Jazeera, citando fonti dei ribelli. Stando alla tv concorrente, al-Arabiya, gli scontri nella zona di Bab al-Aziziya sarebbero iniziati quando un gruppo di ribelli ha tentato l’assalto al compound di Gheddafi. Un giornalista russo è rimasto ferito nei violenti scontri.

Intanto alla Piazza Verde di Tripoli i ribelli hanno dato un nuovo nome: è la Piazza dei Martiri, e i lealisti sono stati invitati ad ”arrendersi”. ”Altrimenti verranno eliminati”, ha detto Abdel Hakim Belhaj, comandante degli insorti, alla tv al-Jazeera. Nella notte, stando ad al-Jazeera, i ribelli hanno preso il controllo anche della radio e della tv di Stato .

Dall’Italia il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi invita il “colonnello Gheddafi di porre fine a ogni inutile resistenza”. ”Il Consiglio Nazionale Transitorio e tutti i combattenti libici, impegnati aTripoli – ha aggiunto il premier -, stanno coronando la loro aspirazione a una nuova Libia democratica e unita. Il governo italiano è al loro fianco”.

Colloqui intanto sarebbero in corso tra l’entourage di Gheddafi e il Sud Africa con l’obiettivo di individuare un esilio per il leader libico. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera. Secondo le sue fonti, è possibile che presto Gheddafi voli in Zimbabwe o in Angola.

“Quanto prima Gheddafi realizza che non può vincere la battaglia contro il suo stesso popolo meglio sarà, così si potrà essere al popolo libico ulteriore sofferenze e bagni di sangue”, ha detto il segretario della Nato sottolineando che “è ora giunto il momento di creare una nuova Libia, basata sulla libertà e non sulla paura, sulla democrazia e non sulla dittatura”.

Per questo la Nato ha nuovamente invitato ad una “transizione pacifica” che “deve avvenire ora”. Allo stato tempo il Cnt “deve assicurare che la transizione sia rapida e inclusiva, che il paese resti unito e che il futuro sia basato sulla riconciliazione e il rispetto per i diritti umani”, ha sottolineato ancora Rasmussen. La Nato “continuerà a monitorare le unità militari e le strutture chiave, come ha fatto fin da marzo, e se vedremo movimenti minacciosi nei confronti del popolo libico agiremo in accordo con il mandato Onu”, si sottolinea nella nota diffusa a Bruxelles.

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