Riflessioni barbare di un ottuagenario

Senza voler scimmiottare il grande Ippolito Nievo, che invece era giovanissimo.

Pietro Ichino

Cosa faremmo noi, sbalestrati lettori del terzo millennio, se non venissimo giornalmente illuminati dalle grandi firme giornalistiche? Il mio faro odierno è l’elegante e compassato Ferruccio de Bortoli (quel “de” mi affascina in modo particolare) che così scrive sul Corriere, da lui diretto con equilibrio e imparzialità: “Al punto in cui siamo arrivati non c’è tempo per un governo tecnico o per nuove maggioranze”.

Vorrei dire al bravo de Bortoli che non si tratta di mancanza di tempo ma di mancanza di voti per formare qualsiasi altra maggioranza in Parlamento. Chiamare le cose con il loro nome non dovrebbe offendere alcuno. Un pochino più complicato è sostituire con l’affermazione del tempo mancante l’effettiva e più volte dimostrata mancanza di voti. I numeri, si sa, hanno una testardaggine particolare.

A proposito del pletorico incontro tra parti sociali e Governo, valga per tutti il vecchio adagio: “Più grande il tavolo più piccolo l’accordo” o ancora meglio: “Se non vuoi fare accordi, invita tanta gente e falla sedere intorno a un enorme tavolo”. Intanto, quasi inascoltato, il saggio Pietro Ichino ripete che ci vuole un progetto bipartisan per superare il tabù del posto fisso. Ringraziamo il cielo, e la pazienza dei giovani, se non sono avvenuti fatti gravi a causa dell’assurda protezione sindacale del posto fisso che precarizza, a tempo indeterminato, il lavoro dei giovani più meritevoli.

Guglielmo Donnini



   

 

 

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